Operazione "Labirinto", scacco ai clan leccesi della Sacra corona unita

I carabinieri del Ros hanno eseguito ordinanze di custodia cautelare su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Ricostruiti assetti organizzativi e infiltrazioni in alcune attività del Gallipolino

LECCE – Il blitz è scattato nella notte, al termine di una lunga attività investigativa che ha ricostruito gli assetti organizzativi di due gruppi criminali legati a uno dei clan storici, oltre che più potenti, della frangia salentina della Sacra Corona Unita: i “Tornese” di Monteroni.

Una maxi operazione condotta dai carabinieri del Ros (guidati dal colonnello Gabriele Ventura) e del comando provinciale di Lecce, con il supporto del sesto Elinucleo di Bari e del Nucleo cinofili di Modugno, che hanno eseguito in tutta la provincia di Lecce un’ordinanza di custodia cautelare - emessa dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia - nei confronti di 33 persone, di cui 19 in carcere, otto ai domiciliari, cinque destinatari dell’obbligo di dimora e una dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Oltre 200 i militari e 80 i mezzi impiegati nella maxi operazione. Gli indagati rispondono, a vario titolo, di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico internazionale e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di armi, estorsione e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso.

I due gruppi

Alla guida dei sodalizi due volti noti della criminalità organizzata, già condannati per associazione mafiosa. Il primo gruppo capeggiato da Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario, luogotenente dei Tornese, arrestato nel 1994 e tornato in libertà dopo una lunga detenzione, operante nell’area di San Cesario, San Donato e Lequile, con influenza anche nel comune di Gallipoli. Il secondo gruppo capeggiato da Saulle Politi, 46enne di Monteroni, attivo nei comuni leccesi di Monteroni, Arnesano, San Pietro in Lama, Carmiano, Leverano, Porto Cesareo.

Politi è stato arrestato in una lussuosa struttura alberghiera della Costiera Amalfitana, dove stava trascorrendo alcuni giorni di vacanza. Una vera ascesa criminale la sua, che aveva subito uno stop agli inizi degli anni Novanta, dopo aver denunciato agli inquirenti Fabio Perrone, alias “Triglietta”, che lo aveva ferito con un colpo di pistola al volto. Politi aveva poi ottenuto, come si dice in gergo criminale, un “manto di carità”, era stato perdonato ed era rientrato nei ranghi. La sua caratura criminale è stata a consolidata dagli stretti contatti emersi con esponenti della cosca ‘ndranghetista “Mammoliti” di San Luca, presenti anche in occasione del suo matrimonio, celebrato nel marzo del 2016.

Il traffico di droga con l’Albania

I provvedimenti scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2015, che ha documentato l’operatività del clan “Tornese” con Rizzo e Politi, attivi nel settore del narcotraffico attraverso un canale di approvvigionamento facente capo ad un gruppo di cittadini albanesi. Su questo fronte le indagini si sono incrociate con un’altra operazione, “Oceano”, condotta dai finanzieri del Gico del Nucleo di polizia tributaria di Lecce e scattata nel settembre del 2016. In entrambe le indagini sono stati arrestati Giuseppino Mero, 54 anni di Cavallino; Alessandro Scalinci, 34enne di Campi Salentina; Tommaso Danese, 42 anni di Lecce; Ervin Gerbaj, 37enne albanese; Marenglen Halka, 37 anni, di Fier; Marjus Halka, 32 anni; Gianluca Lorè, 35enne di Brindisi, Dhori Tole, 27 anni, di Korce. Mero, in particolare, aveva il colpito di gestire l’approvvigionamento della droga con i trafficanti albanesi.

Video: le vaste ramificazioni del clan Tornese della Scu

Gli affari del clan

Con riferimento al gruppo “Rizzo” l’indagine ha accertato l’estensione degli interessi criminali nell’area di Gallipoli attraverso la figura di un imprenditore, Davide Quintana, 37enne gallipolino, locale referente del clan “Padovano”. I proventi dello spaccio di stupefacenti erano in parte destinati al sostentamento degli esponenti del sodalizio gallipolino detenuti. E’ emerso anche il dinamismo sia nelle estorsioni in danno di attività commerciali nei territori di San Cesario di Lecce, San Donato e Lequile, perpetrate anche attraverso atti intimidatori realizzati con l’uso di armi da fuoco, sia nel controllo dei servizi di security dei locali di intrattenimento.

Tra gli episodi contestati, l’attentato del 16 marzo 2016 a una macelleria e un negozio di ottica di Lequile, attribuiti ad Alessandro Scalinci e Francesco Ingrosso, 38enne di Guagnano, su ordine del capoclan Rizzo e degli affiliati Rodolfo Franco, di San Cesario, e Tommaso Danese. Franco, già condannato per associazione mafiosa, è considerato un vero e proprio luogotenente del boss Rizzo, con Danese e Fabio Rizzo particolarmente attivi oltre che nell’attività di traffico di stupefacenti anche nella commissione di atti estorsivi e intimidatori. A questi faceva capo una fitta rete di spacciatori costituita da Massimo Cosi, 46enne di San Cesario, Vito Bollardi, 37 anni di San Cesario, Antonio Totaro, 40enne di Lequile e altri.

Tra gli affiliati al gruppo “Politi”, figura di rilievo Gabriele Tarantino, 38enne di Monteroni, luogotenente di Saulle, con il compito di tenere i contatti tra il capo clan e gli altri affiliati e, nello stesso tempo, sovrintendere alla gestione delle attività illecite, prima fra tutte quella inerente al traffico di droga. A questi si affianca Antonio De Carlo, 43enne di Lequile, elemento di raccordo con il gruppo “Rizzo”.

I contrasti tra i due gruppi

Nonostante i due gruppi criminali operassero in stretta sinergia tra loro, attraverso la presenza stabile sui rispettivi territori di competenza, è stata comunque documentata una fase di frizione tra i due clan per contrasti sorti in occasione dell’approvvigionamento di stupefacenti. Proprio in tale contesto è avvenuto l’attentato dinamitardo nell’ottobre del 2015 al bar di proprietà di Alessandro Quarta, e l’incendio dell’autovettura di Rodolfo Franco nel giugno 2016.

La gestione del business

In relazione alle attività illecite poste in essere dal gruppo capeggiato da Politi, le risultanze investigative più rilevanti hanno riguardato l’attività di reinvestimento di capitali in attività imprenditoriali molto note nel tessuto economico locale. Lo stesso Politi è intervenuto per dirimere una controversia di natura commerciale sorta tra due società operanti nel settore ittico, all’esito della quale, grazie al suo intervento, alla “Ittica Gallipoli” di Davide Quintana è stato consentito di riprendere ad intrattenere rapporti commerciali con alcuni dei propri fornitori.

I nome degli arrestati

Custodia cautelare in carcere per:

Vincenzo Rizzo, 54enne di San Cesario; Saulle Politi, 46enne di Monteroni; Massimo Cosi, 46enne di San Cesario; Vincenzo Costa, 53enne di Matino; Tommaso Danese, 42 anni di Lecce; Antonio De Carlo, 43enne di Lequile; Rodolfo Franco, di San Cesario; Ervin Gerbaj, 37enne albanese; Marenglen Halka, 37 anni, di Fier; Marjus Halka, 32enne albanese; Giuseppino Mero, 54 anni di Cavallino; Davide Quintana, 37enne gallipolino; Alessandro Scalinci, 34enne di Campi Salentina; Fabio Rizzo, 48enne leccese; Michele Sterlicchio, 53enne leccese; Gabriele Tarantino, 38enne di Monteroni; Dhori Tole, 27 anni, di Korce; Antonio Totaro, 40enne di Lequile.

Ai domiciliari:

Anselmo Briganti, 40 enne di Alezio; Vito Bollardi, 37 anni di San Cesario; Francesco Ingrosso, 38enne di Guagnano; Gianluca Lorè, 35enne di Brindisi; Antonio Malazzini, 40enne di Frigole; Alessandro Quarta, 35enne leccese; Matteo Rossetto, 26enne di Matino; e Gabriella Scigliuzzo, 45enne di Gallipoli.

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