Operazione "Orione": occhi puntati su tre gruppi criminali, 37 arresti

All'alba i carabinieri hanno eseguito le ordinanze. Le indagini coordinate dalla Dda di Lecce e condotte dalla compagnia di Maglie. Armi, droga ed estorsioni

Incontro filmato di nascosto fra alcuni esponenti di Torchiarolo.

MAGLIE – Tre come le stelle allineate che formano la cintura al centro della costellazione di Orione: tanti sono i gruppi criminali, di cui uno ritenuto dagli inquirenti di stampo mafioso e attivo nel nord Salento, coinvolti nell’operazione “Orione” conclusa all’alba dai carabinieri del comando provinciale di Lecce sulla base delle indagini condotte dal nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Maglie, guidata dal capitano Giorgio Antonelli.

I carabinieri sono entrati in azione all’una della scorsa notte con 147 uomini, 47 veicoli, sei unità cinofile dei nuclei di Modugno e Tito (Potenza) e con il team artificieri antisabotaggio del comando provinciale che è dovuto intervenire per neutralizzare un potente ordigno artigianale sequestrato a uno degli arrestati.

Video: il blitz iniziato di notte e terminato all'alba

I risultati dell’operazione sono stati presentati in conferenza stampa alla presenza del comandante provinciale dell’Arma, colonnelo Giampaolo Zanchi, che ha voluto ringraziare la procura della Repubblica per il tempestivo sostegno sempre offerto nel corso delle indagini, ma anche rivolgere un appello alla comunità salentina a partecipare a un “gioco di squadra che può conseguire risultati ancora più importanti”.

I reati contestati

In un contesto di 62 indagati sono 37 le ordinanze di custodia cautelare, 20 in carcere e 17 con il regime dei domiciliari firmate dal giudice per le indagini preliminari Vincenzo Brancato su richiesta del procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi, per la parte di competenza della Direzione Distrettuale Antimafia, e del sostituto procuratore Maria Vallefuoco.

Contestati, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, danneggiamento, danneggiamento seguito da incendio, detenzione abusiva di armi, detenzione di materie esplodenti, detenzione e spaccio di stupefacenti, estorsione, favoreggiamento personale, furto aggravato, minaccia aggravata, porto abusivo di armi, ricettazione, sequestro di persona, violenza privata.

I destinatari delle misure

Risultano destinatari delle misure cautelari in carcere: Vincenzo Amato, 41enne di Galatina (condannato in via definitiva a 19 anni e 6 mesi e latitante dal febbraio 2016); Giuseppe Angelino, 25enne di Poggiardo; Andrea Caputo, 40enne di Maglie; Fabrizio De Mitri, 39enne di Poggiardo; Luigi Fuso, 62enne di Martano;  Antonio Roberto Guadadiello, 36enne nato a Lecce; Anna Maria Cristina Guadadiello, 33enne nata a Lecce; Paolo Guadadiello, 31enne nato a Lecce (già ai domiciliari per tentato omicidio, detenzione di armi, ed estorsione continuata); Luigi Guadadiello, 37enne originario di Lecce, fratello di Paolo e già detenuto ad Alghero dopo la condanna a 16 anni per un omicidio commesso nel 2008; Stefano Guadadiello, 34enne nato a Lecce; Marco Maggio, 28enne nato a Lecce; Paolo Merico, 34enne nato a Poggiardo; Christian Stomeo, 25enne nato a Scorrano; Vittorio Tunno, 31enne nato a Poggiardo; Adele Visconti, 23enne nata a Squinzano; Antonio Zezza Cosimo Miggiano, 37enne di Maglie; Sergio Pede, 42enne di Otranto; Paolo Domenico Serra, 59enne di Carpignano Salentino; Piero Sparapane 46enne nato a Lecce; Stefano Sparapane, 26enne di Lecce.

Ai domiciliari sono stati ristretti: Lorenzo Antonaci, 42enne nato a Lecce; Alessandro Cafaro, 34enne di Campi Salentina; Armando Capocelli, 33enne di Maglie; Cristian Caluccia, 27enne nato a Treviglio (Bg), Alba Conte, 25enne nata a San Pietro Vernotico (Br); Antonio De Iaco, 35enne di Poggiardo; Carmine De Rinaldis, 41enne di Poggiardo; Virgilio Gnoni, 48enne di Nociglia; Alessandro Greco, 39enne di Cursi; Cesario Longo, 40enne di Casarano; Elena Alina Mihailescu, 35enne nata in Romania; Giuseppe Nuzzo, 48enne di Cursi; Davide Petrachi, 32enne nato a Lecce; Lorenzo Spedicati, 26enne nato a Lecce (al momento irreperibile; Antonio Tomasi, 48enne nato a Maglie; Antonio Zezza, 29enne nato a Tricase.

Tutto parte da alcune foto

L’indagine  è partita nel febbraio del 2015 quando Giuseppe Angelino e Christian Stomeo, invitati da una pattuglia dei carabinieri a fermarsi per un normale controllo stradale, si diedero a precipitosa fuga. Una volta raggiunti, vennero sequestrati i loro telefoni. Tra le foto contenute nel dispositivo di Angelino alcune in particolare colpirono gli inquirenti: in una l’uomo sorride compiaciuto mentre davanti a sé sono esibite sul tavolo di un soggiorno almeno una ventina di banconota da 100 euro, in un’altra punta l’obiettivo con una pistola in mano.

La simulazione di un’esecuzione

Lo stesso Angelino, insieme a Sergio Pede, si è poi reso protagonista di un episodio che ha chiarito ai carabinieri la spregiudicatezza dei soggetti che stavano osservando e pedinando, la simulazione di un’esecuzione con modalità tipicamente mafiose, ai danni di un uomo erroneamente ritenuto responsabile dell’incendio di un’auto utilizzata da Pede: condotto in un luogo isolato presso i Laghi Alimini, il malacapitato fu costretto a stare in ginocchio con la pistola puntata alla tempia, incalzato a confessare la propria colpevolezza.

I tre gruppi e le loro connessioni

Angelino e Pede sono considerati appartenenti a due gruppi diversi, entrambi ritenuti associazioni per delinquere e sostanzialmente legati da un rapporto di fornitura di droga: il primo è quello attivo a Scorrano Botrugno, Cursi, Cutrofiano, Maglie, Muro Leccese, Neviano, Nociglia, Poggiardo, Santa Cesarea Terme e Ruffano, che fa capo al latitante Vincenzo Amato, già affiliato al clan Coluccia di Galatina; di questa associazione, peraltro, è ritenuto parte ingrante seppur con un ruolo secondario, Davide Petrachi, nato a Lecce ma residente a Melendugno, dal 2009 al 2015 tesserato come portiere per l'Us Lecce.

Il secondo è quello operativo nei territori di Martano, Borgagne, Carpignano Salentino, Melendugno, Otranto che fa capo a Paolo Serra. Tra le attività condotte sul versante adriatico, oltre allo spaccio, anche gli incendi su commissione tra attività commerciali concorrenti. I carabinieri hanno annotato più volte l’utilizzo dei minori, figli dei sodali, per il trasporto e l’occultamento delle sostanze stupefacenti.

Il terzo sodalizio colpito nell’operazione Orione, quello ritenuto propriamente di stampo mafioso, è riconducibile alla zona di Squinzano, Torchiarolo, Trepuzzi ma anche Tricase e al controllo dei fratelli Gaudiadiello. Nello specifico le indagini hanno constatato un ruolo particolarmente attivo delle donne, in particolare di Alba Conte, nella gestione della contabilità e nella pianficazione degli investimenti durante la detenzione del marito Paolo.

Le vie della droga

WhatsApp Image 2018-03-20 at 11.20.55-2Fotografie e filmati dei militari dell’Arma documentano incontri avvenuti tra esponenti del gruppo del nord Salento e di quello di Scorrano che faceva da fornitore agli altri due: uno in particolare vede faccia a faccia Paolo Gaudadiello e Vincenzo Amato la cui organizzazione secondo i carabinieri, era in grado di gestire autonomamente canali di approvvigionamento di hashish e marijuana dall’Albania (come testimoniato dagli incontri a Muro Leccese con alcuni trafficanti del Paese delle aquile), ma anche dal Marocco via Malaga e capace di interloquire nel giro di affari con un clan molto attivo a Bitonto (Dicataldo), con organizzazioni mafiose operanti nella capitale e anche a Secondigliano.

I carabinieri hanno stimato un imponente giro di affari per il sodalizio di Scorrano, considerando che il sequestro di alcuni “pizzini” nel settembre del 2015 aveva portato a quantificare il provento delle attività illecita, solo in quel mese, in 300mila euro. Importanti anche i quantitativi di droga ritrovati dai carabinieri in bidoni interrati o in contenitori nascosti nei muretti a secco.

I sequestri

Nel complesso nel corso delle indagini sono stati sequestrati hashish, cocaina, eroina, per un valore di circa 300mila euro, quattro detonatori, due ordigni esplosivi artigianali, un kalashnikov AK-47, cinque pistole e relativo munizionamento. Nelle ore dell’operazione, inoltre, sono stati sequestrati 440 grammi di eroina, 90 di marijuana, 8,5 di hahish ma anche un ordigno artigianale, nella disponibilità di Antonio De Iaco a Poggiardo, ad alto potenziale.

Alla ricerca di microspie

Quella dei carabinieri - ha dichiarato il tenente colonello Pasquale Montemurro, comandante del reparto operativo, nel corso della conferenza stampa - è stata un’indagine complessa anche per tutta una serie di accorgimenti da parte dei gruppi: l’uso molto limitato di telefoni cellulari e comunque con un linguaggio criptico, il cambio frequente delle auto utilizzate fino all’impiego di dispositivi per il rilevamento di microspie. È così che il ricorso a tecniche investigative più tradizionali ha dato i suoi frutti. I membri delle associazioni provvedevano anche a una mappatura della presenza delle forze dell’ordine sulle strade.

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