Operazione "Tajine", interrogatorio in carcere per quattro degli indagati

Tutti gli arrestati si sono avvalsi della facolta di non rispondere dinanzi al gip del Tribuanle di Lecce, Antonia Martalò

LECCE – E’ durato solo pochi minuti, il tempo delle formalità di rito, l’interrogatorio di garanzia di quattro delle persone arrestate dalla Squadra mobile di Lecce nell’operazione denominata “Tajine” (da un piatto tipico della tradizione marocchina che prende il nome dalla pentola con cui viene preparato). Antonio Cosimo Drazza, 36enne di Copertino: Giovanni De Mitri, nativo di Lecce, 67enne; Abderrazak Hachouch, detto “Antonio”, originario di Ouled Arif (Marocco); e Cosimo Albanese, vegliese 65enne; si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

L’hashish in particolare, grazie all’intermediazione fornita da Abderrazak Hachouch, giungeva, attraverso la penisola iberica, dal Marocco, mentre la cocaina arrivava nel basso Salento grazie ad alcuni contatti che Drazza intratteneva con calabresi. Cosimo Drazza fu arrestato in Calabria nel gennaio del 2015. Fu fermato mentre, con un altro soggetto, trasportava 2 chili di cocaina. Droga che il 36enne aveva deciso di riportare dai fornitori poiché non soddisfatto della qualità della “merce” e per questo aveva chiesto che la partita di cocaina fosse sostituita con un’altra di migliore fattura. Non immaginava, però, che la polizia era da tempo sulle sue tracce, seguendo ogni suo movimento, tanto da coglierlo con il prezioso carico. Nelle campagne di Sant'Isidoro, dove risiede, durante un successivo sopralluogo, spuntò un intero arsenale.

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Drazza è coinvolto in un’altra vicenda giudiziaria. Secondo i carabinieri del Nucleo investigativo, avrebbe ricevuto un mitragliatore M12 da Angelo Buccarella, oggi 47enne, neretino, per sanare un debito di 2mila euro. Non un’arma qualunque, ma una di quelle rubate nella caserma dei forestali di San Cataldo.

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