Un “Tornado” su gruppo di stampo mafioso: 27 arresti, indagato anche un sindaco

L’indagine e poi il blitz sono stati coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia e dai carabinieri del comando provinciale

Un momento della conferenza stampa.

LECCE – Un "tornado" si è abbattuto su un’associazione “emergente” di stampo mafioso: 27 arresti (anche se le misure emesse sono 30, tre devono ancora essere eseguite) e 7 indagati a piede libero, nelle ultime ore, da parte dei carabinieri di Leccee e Maglie, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura antimafia nel Magliese. Tra i coinvolti nell'operazione, denominata appunto "Tornado", anche un noto pregiudicato della Sacra corona unita e un sindaco di un comune della provincia (indagato in stato di libertà per concorso esterno in associazione mafiosa): si tratta rispettivamente di Giuseppe Amato, alias "Padreterno" e di Guido Nicola Stefanelli, primo cittadino di Scorrano.

I militari del comando provinciale e della compagnia magliese hanno eseguito le 27 ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del Tribunale di Lecce, Sergio Tosi su richiesta di Guglielmo Cataldi e Maria Vallefuoco della Direzione distrettuale antimafia: 17 in carcere e 10 agli arresti domiciliari. Tanti i provvedimenti nei confronti di altrettanti individui accusati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, danneggiamento seguito da incendio, detenzione abusiva di armi e di materie esplodenti, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsione, ricettazione, minaccia aggravata, porto abusivo di armi, sequestro di persona e violenza privata.

I nomi degli indagati:

Giuseppe Amato (in carcere), alias Padreterno, scorranese di 63 anni; il figlio Francesco (in carcere), 28enne del luogo; Daniele Antonazzo (ai domiciliari),34enne di Supersano; Marco Cananiello, alias “Bravo”, 21enne di Maglie; Andrea Carrisi (ai domiciliari), 30enne di Botrugno; Antonio De Cagna (in carcere), alias Chilla, 47enne di Scorrano; Giovanni Umberto De Iaco, 22enne di Scorrano; Simone De Luca di 42enne di Maglie noto come “Smith”; Andrea De Luca Amato (in stato di libertà), 22enne di Scorrano; Marco De Vitis (ai domiciliari), 43enne di Supersano; Francesca Ferrandi (ai domiciliari), 26enne residente a Madone, nel Bergamasco; Massimiliano Filippo, alias Cuoco (in stato di libertà), 42enne di Scorrano; Gloria Fracasso (ai domiciliari), alias “Bessj”, 42enne di Scorrano; Gianpiero Gallone (in stato di libertà), 28enne di  Scorrano; Giuseppe Grasso (in carcere), 59enne di Lecce; Hamid Hakim (in carcere), 29enne marocchino e residente a Madone, in provincia di Bergamo; Luigi Antonio Maraschio (in carcere), 54enne di Scorrano; Salvatore Maraschio (in carcere), alias Toto, magliese di 25 anni; Andrea Marsella (in carcere), noto come “Banderas”, magliese di 27 anni; Donato Mega (in carcere), noto come “Duccio”, 37enne domiciliato a Lecce; Simone Natali (in carcere), 30enne di Scorrano; Matteo Peluso (in carcere), 27enne di Scorrano; Giorgio Piccinno (ai domiciliari), noto come “Bambi”, 30enne scorranese; Sarah Piccinno (ai domiciliari), 26enne di Scorrano; Luca Presicce (ai domiciliari), 26enne scorranese; Matteo Presicce (in carcere), alias Saulle, 27enne di Scorrano; Giorgio Rausa (in carcere), detto “Giorgino”, 24enne di Scorrano; Luigi Rausa (in carcere), 45enne di Scorrano; Salvatore Rausa noto come “Pizzileo”, 31enne scorranese; Matteo Rizzo (in carcere), chiamato “Penna” o “Pennetta”, 22enne di Scorrano; Daniele Rosato 22enne di Scorrano; Luca Rosato, 24enne di Scorrano; Mirko Ruggeri (ai domiciliari), noto come “Stomberg”, 45enne di Scorrano; Guido Nicola Stefanelli, 55enne di Scorrano; Franco Tamborino Frisari (ai domiciliari), 39enne di Scorrano; Giovanni Verardi (in carcere), noto come “Briga”, 51enne di Scorrano; Matteo Zezza, 26enne di Scorrano.

L’indagine è stata condotta dal Nucleo operativo e radiomobile della compagnia carabinieri di Maglie dal settembre 2017- sotto la guida del capitano Giorgio Antonielli e dal tenente Gaetano Piazza- consentendo di individuare un agguerrito gruppo criminale “emergente” di tipo mafioso egemone in numerosi comuni dell’area magliese, con connessioni e ramificazioni estese anche ad altri "famosi" sodalizi mafiosi della Sacra corona unita dell’area salentina. L'attività investigativa ha inoltre subito una sorta di "accelerata" non soltanto grazie ad alcune dichiarazioni rilasciate da parte di collaboratori di giustizia, ma anche durante i recenti accertamenti sull'efferato omicidio di Mattia Capocelli, il 28enne magliese freddato con un colpo alla gola nella notte a cavallo fra il 24 e il 25 aprile, nei pressi di un rivenditore ambulante di Maglie.

Diretto da vecchie guardie, ma composto da dilettanti

Giovani, impulsivi, per nulla esperti. E tutti di età compresa tra i 20 e i 30 anni. Questa la fotografia dei componenti del gruppo, emersa in questi mesi di indagini. I membri dell’associazione, quasi tutti con precedenti per reati specifici, legati al mondo dello spaccio, non avevano una struttura criminale alle spalle. Non un vero e proprio curriculum. Forse è proprio quell’inesperienza ad averli traditi. Non erano però lasciati da soli. Alla guida del sodalizio un nome noto alle cronache locali, già venuto fuori durante i colloqui con i collaboratori di giustizia: si tratta di Giuseppe Amato, noto come “Padreterno”, legato alla figura di Corrado Cucurachi (detto il “Giaguaro”), il referente sul posto del clan Tornese di Monteroni di Lecce. Al vertice dell’associazione, anche il figlio di Amato, Francesco, ritenuto il braccio armato. Sarebbe stato lui, secondo gli investigatori, a calamitare i giovani del Magliese, reclutandoli nell’attività di spaccio e anche altro.

Il gruppo, in particolare, si è palesato come un veroe proprio  sodalizio di stampo mafioso: i metodi intimidatori e violenti (che approfondiremo a  in un articolo correlato), erano infatti all’ordine del giorno. Ordigni, auto incendiate, aggressioni fisiche e minacce armate. La forza prepotente del gruppo si è talmente radicata, nel tempo, irradiandosi da Maglie e Scorrano fino a Otranto e Santa Cesarea Terme, dove sono state registrate anche due estorsioni ai danni di altrettanti stabilimenti balneari delle due località marittime. E non è tutto. Le vittime, ormai assoggettate a questi metodi abusanti, erano solite anche offrire prestazioni artigianali, servizi in generale o cene in ristorante a titolo gratuito: il lavoro onesto dei cittadini, insomma, spesso non veniva retribuito perché era considerato "dovuto". A procacciare al gruppo il materiale dinamitardo uno degli indagati, proprietario di una nota ditta di materiale pirotecnico della zona: oltre a procurare i petardi come "base" per gli oridigni rudimentali, avrebbe in più occasioni fornito lo stesso know-how, vale a dire la competenza per fabbricare quei botti e fare in modo che scoppiassero "forte", come gli stessi sodali hanno richiesto, senza sapere di essere intercettati. "Tornado", per giunta, non è soltanto il ciclone metaforico che ha travolto un territorio, ma anche il nome di uno dei petardi, usato appunto nei vari episodi criminali.

Il video: "Tornado" è anche il nome di un petardo usato negli ordigni

Il traffico di droga

Il perno dell’attività economica dell’associazione, che ha incassato una media di mezzo milione di euro all’anno, era però quello dello spaccio di stupefacenti sulle piazze locali. Non a caso, è da lì che l’indagine ha preso il via, nel settembre del 2017. Uno dei canali di approvvigionamento di cocaina è stato individuato dal gruppo in un individuo di origine marocchina, già don numerosi precedenti alle spalle e nella sua compagna, entrambi domiciliati in Lombardia. Questo canale di rifornimento è stato bloccato il 18 luglio dello scorso anno, quando un membro del gruppo fu fermato di ritorno da Bergamo, con un carico di 575 grammi di polvere stupefacente. Il clan si riforniva anche dai più consueti canali che fanno riferimento a consorterie criminali del territorio: in particolare a Lecce, a Cavallino e nel circondario di Casarano. Nel corso dell’indagine, in 14 distinte occasioni, sono stati sequestrati quattro chilogrammi  e 850 grammi tra cocaina, marjuana, hashish e Mdma.

Il blitz nella notte

I militari, aiutati dai colleghi del comando provinciale leccese, diretti dal colonnello Giampaolo Zanchi e da quelli di Treviglio, in provincia di Bergamo, hanno dato il via a perquisizioni e blitz intorno all’una della notte. Alle delicate operazioni hanno anche preso parte i carabinieri del sesto Nucleo elicotteri di Bari e ben tre squadre dei cinofili di Modugno. In totale, hanno partecipato 200 uomini dell’Arma e un’ottantina di mezzi.

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