Operazione “Vele”, le indagini partite dalle intimidazioni ai familiari del pentito

A dare il via all’inchiesta, i quattro episodi incendiari subiti dai parenti di Gioele Greco. Fondamentali a chiudere il cerchio anche le dichiarazioni del collaboratore Angelo Corrado

L'operazione "Vele", nella notte.

LECCE - Sono stati gli atti intimidatori subiti dai familiari del collaboratore di giustizia Gioele Greco a dare motore all’inchiesta “Vele” che oggi ha assicurato alla giustizia 16 dei 49 indagati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. Siamo nel 2015, e nel giro di pochi giorni, quando si era oramai diffusa la notizia della decisione di Greco di aiutare gli inquirenti a fare luce sulla criminalità organizzata locale, si verificano quattro episodi incendiari ai danni delle auto e delle attività dei suoi familiari.

Il primo risale al 27 agosto, quando alle 5.30, viene data alle fiamme l’automobile della convivente del padre di Greco; gli altri tre si verificano tra l’8 e il 9 settembre e riguardano l’incendio di altre due vetture, di un chiosco per la vendita di bigiotteria e dei cassonetti dei rifiuti all’esterno di una creperia. Proprio nell’ambito degli accertamenti disposti dalla Dda (direzione distrettuale antimafia) di Lecce per risalire ai responsabili, sarebbe emerso che il boss Pasquale, meglio noto come Maurizio, Briganti, avesse incaricato Angelo Corrado di riscuotere i crediti vantati dalla zia di Greco nei riguardi di un commerciante al quale era stata venduta una braceria. Stando alle indagini, Corrado, a sua volta, si  avvalse di Cristian Cito per eseguire il comando e si presentò dal commerciante per conto del creditore (che invece era ignaro di tutto) per riscuotere le cambiali.

Il resto lo hanno verificato le intercettazioni: “I clan mafiosi facenti capo al detenuto Maurizio Briganti e alla famiglia Pepe, e in particolare a Cristian Pepe, continuavano ad operare anche successivamente al 18 novembre 2014, data di esecuzione dell’operazione “Eclisse”, per mezzo di Cristian Cito, Angelo Corrado, Massimiliano Elia, aderenti al clan Briganti, e di Gianfranco Elia, aderente al clan Pepe”, scrive il gip Simona Panzera nell’ordinanza di custodia cautelare. Secondo il giudice, a pesare nel quadro accusatorio, inoltre, ci sono le dichiarazioni dello stesso Corrado che, iniziando a collaborare nel gennaio del 2016, “chiarisce le più recenti dinamiche e attività dei gruppi mafiosi sul territorio della città capoluogo, con particolare riferimento al settore criminale relativo al traffico di sostanze stupefacenti”.

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