Opere non autorizzate nello “Zenzero Beach” , in quattro a processo

Abusivismo edilizio e abuso d’ufficio i reati contestati nell’inchiesta che il 19 maggio di un anno fa sfociò nel sequestro dello stabilimento

MELENDUGNO - Le opere realizzate nel lido “Zenzero Beach” sul lungomare Matteotti di San Foca non sarebbero state conformi a quelle autorizzate e il permesso di costruire illegittimo. Sono queste le conclusioni cui era giunta l’inchiesta sullo stabilimento balneare nato da quello che una volta era “Le Fontanelle”. Ora di queste accuse (abusivismo edilizio e abuso d’ufficio) che il 19 maggio di un anno fa sfociarono in un provvedimento di sequestro della struttura, dovranno risponderne in quattro dal banco degli imputati. Stiamo parlando dell’architetto Salvatore Petrachi, 63 anni, nelle vesti di dirigente dell’ufficio tecnico e dell’ufficio Demanio del Comune di Melendugno, il geometra Angela De Giovanni, 37 anni, di Lecce ma residente a Calimera, istruttore tecnico comunale, Daniele Polimeno, 63 anni, di Spongano, nel ruolo di dirigente del Comune di Vernole che firmò l’autorizzazione paesaggistica come unione dei Comuni di Terre di Acaya, Andrea Mascali, 27enne di Marino (Roma) ma residente a San Foca, titolare dello stabilimento.

Lo ha deciso il giudice Cinzia Vergine, accogliendo così la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pubblico ministero Maria Vallefuoco, ritenendo che la questione meritasse di essere approfondita a dibattimento.

Secondo la difesa (composta dagli avvocati Riccardo Giannuzzi, Alberto Maria Durante, Luca Vergine, Stefano De Francesco e Massimo Pagliaro), l’autorizzazione fu legittima e questo renderebbe nullo il reato di abuso d’ufficio. E’ questo uno dei punti cruciali della tesi difensiva che, già sostenuta ieri durante l’udienza preliminare, sarà ribadita nel processo che si aprirà il 2 dicembre davanti ai giudici della seconda sezione penale.

Il Comune di Melendugno, indicato come persona offesa, non si è costituito parte civile.

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