Ossa in un pozzo: i familiari riconoscono indumenti del 30enne scomparso nel 2011

La scoperta avvenuta casualmente. Le indagini affidate ai carabinieri. L'ipotesi è che gli indumenti possano appartenere a Ivan Giorgio Regoli di Matino, scomparso nel nulla nel settembre di quattro anni addietro. Sul posto si sono recati madre, fratello e altri congiunti per riconoscimento

Il luogo della scoperta.

​MATINO – Il tempo può sbiadire i colori di alcuni abiti, non cancellare il dolore e nemmeno le sensazioni di una mamma, di un'intera famiglia. Antonella Rizzo si batte da tre, lunghi anni per sapere la verità sulla scomparsa di suo figlio. Ivan Giorgio Regoli sparì da Matino, inghiottito in un nulla carico di foschi presagi, in un tiepido pomeriggio di metà settembre del 2011. Aveva 30 anni. 

Gli investigatori vanno con i piedi di piombo, ma oggi, forse, un tassello determinante nella ricerca di quella verità ha finalmente trovato posto in un mosaico ricco ancora di tanti, troppi buchi. Lei non sembra nutrire dubbi, così come altri parenti: gli indumenti sono di Ivan. 

L’hanno detto chiaro e tondo, i parenti, ai carabinieri della sezione investigazioni scientifiche del reparto operativo di Lecce. Poi Antonella Rizzo si è seduta su un gradino, rincuorata dagli altri congiunti che questa mattina l’hanno raggiunta in contrada Sant’Anastasia, nelle campagne intorno al paese dell’entroterra di Casarano. Quegli abiti, la spia di un timore covato da sempre che sembra assumere ora forma, sostanza. 

E’ in una località tranquilla e isolata che il proprietario di un fondo agricolo e della contigua abitazione rurale, beni acquistati solo da tre mesi circa, ha trovato con orrore ossa umane. Erano stipate in un vecchio pozzo artesiano. L'uomo si era recato in quel podere questa mattina per alcune pulizie, piccoli lavori per rendere abitabile un luogo in stato d'abbandono. 

I militari comandati dal luogotenente Vito Angelelli hanno mostrato ai familiari alcune fotografie degli abiti rinvenuti, dopo aver recuperato tutti i resti. Non sembra che la donna abbia avuto esitazioni in particolare su alcuni bermuda. Una maglietta, invece, è stata riconosciuta dall’altro figlio della donna, Alessio. Era fra quelle abituali nel guardaroba del fratello. Ivan, quel giorno – era il 12 settembre del 2011 – ne indossava una nera con un disegno viola. Sono stati trovati nelle vicinanze anche un paio di occhiali.

Da qui a dire che il giallo sia stato risolto, però, ce ne passa. Verrà il tempo degli esami per certificare se veramente quelle misere spoglie appartenessero a Ivan, con accertamenti istologici per ricavare il Dna, e, nel contempo, quello delle investigazioni più approfondite sul campo per ottenere tutti i riscontri. Un fascicolo in Procura, a Lecce, è ancora aperto per omicidio e occultamento di cadavere. C’è da tempo un sospettato, iscritto nel registro degli indagati, un uomo che finora non si è mai ancora riusciti ad accertare se abbia veramente avuto a che fare con questa triste storia. 

Il medico legale Alberto Tortorella, chiamato sul posto per un'ispezione sui resti, non è stato in grado sul momento di stabilire con certezza le cause della morte. Le ossa sono state trasportate presso la camera mortuaria dell'ospedale "Vito Fazzi" del capoluogo.

La scoperta del corpo

La scoperta è avvenuta in maniera del tutto casuale. Quando il proprietario del fondo ha iniziato a pompare acqua nel pozzo per svuotarlo da fango e rifiuti, si è accorto che era affiorata una rete, di quelle solitamente usate per la raccolta delle olive. E tra il fogliame secco che si era posato nel tempo, ha notato parti di ossa.

Non è improbabile che il corpo sia stato gettato lì in fondo proprio dopo essere stato avvolto in quella rete, per trasportalo. E il fatto che a occhio nudo non siano state trovate sulle misere spoglie tracce di violenza, non escude certo la possibilità di un omicidio. 

Di certo, è stato facile anche per un occhio inesperto comprendere come le ossa potessero essere riconducibili a un essere umano, dalla lunghezza e dalla conformazione. Erano, infatti, parti di un’anca e di un bacino. L'uomo ha quindi subito chiamato i numeri d’emergenza. 

Da lì a poco la zona, sulla direttrice per Gallipoli, sarebbe stata raggiunta da un folto gruppo di uomini. Prima gi agenti gli agenti di polizia del commissariato gallipolino, con il dirigente Emilio Pellerano in testa, poi i vigili del fuoco e i carabinieri della stazione locale e della compagnia di Casarano, questi ultimi sotto la direzione del tenente Gaetano Mitola.  

Non si è perso un secondo di più e, sospettando che in fondo potessero esservi altri resti, sono stati fatti intervenire gli specialisti del nucleo Saf dei vigili del fuoco. Questi si sono calati all’interno con le corde ed hanno recuperato il resto della salma. I primi rilievi della scientifica e quelle fotografie mostrate per avere un riscontro ai parenti di Ivan, giunti nel frattempo sul posto, hanno fatto il resto. 

Il mistero della scomparsa

foto 1-23-4Il giovane matinese è svanito nel nulla il 12 settembre del 2011, a 30 anni. Su quel caso, trattato anche da “Chi l’ha visto?” è ancora aperto un fascicolo affidato al pubblico ministero Paola Guglielmi.  

Quel giorno d’estate Regoli lasciò l'abitazione materna per dirigersi verso il centro del paese, com’era sua abitudine. Nulla faceva presagire a un allontanamento o una qualsiasi tragedia. Il 30enne indossava solo una maglietta nera con un disegno viola, un paio di bermuda neri, e scarpe da ginnastica bianche.

Con sé aveva appena 3 euro e il suo cellulare, che da quel giorno in ppi è sempre risultato spento. I familiari del ragazzo scomparso si sono sempre detti convinti che non si fosse trattato di un allontanamento volontario, anche perché quel pomeriggio Ivan sarebbe dovuto andare a trovare la ex moglie, con cui ha un figlio all'epoca appena nato e oggi quindi di 3 anni. Un incontro, però, mai avvenuto. A suffragare l'ipotesi della tragedia, secondo la mamma Antonella (nella foto a lato, oggi in contrada Sant'Anastasia), il fatto che gli oggetti personali di Regoli (portafoglio, documenti e altro ancora) si trovassero nella casa materna.

Le indagini sul campo furono affidate ai carabinieri della stazione di Matino e della compagnia di Casarano, ed ecco perché proprio a loro saranno demandanti gli ulteriori accertamenti sulle ossa ritrovate oggi. A partire dal terreno, acquistato da pochi mesi. 

Regoli, qualche piccola segnalazione di poco conto, non è mai stato ritenuto dagli inquirenti soggetto legato agli ambienti criminali o dedito a traffici particolari. Era in quegli anni in cerca di un'occupazione fissa, dopo la separazione dalla moglie. E della sua misteriosa scomparsa si torna inevitabilmente a parlare alla luce di indizi indubbiamente rilevanti. Oggi più che mai. 

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