Per Don Cesare arriva la condanna: 5 anni e 4 mesi

Per il sacerdote i pubblici ministeri avevano chiesto 7 anni e 2 mesi di reclusione. Condanna a 3 anni e 2 mesi per il nipote Giuseppe e di 2 anni e 8 mesi per Natalie Vieru. Fra le accuse, sequestro

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Calunnia, minaccia, estorsione, sequestro di persona, violenza privata, abuso dei mezzi di correzione. Tanti i capi di accusa, oltre tre ore di camera di consiglio, poi la condanna, la terza in assoluto per Don Cesare Lodeserto, l'uomo di chiesa che per anni è stato a capo del "Regina Pacis", il centro di prima accoglienza per immigrati che sorge all'ingresso di San Foca, marina di Melendugno. La sentenza pronunciata dal gup del Tribunale di Lecce Nicola Lariccia conferma, di fatto, le imputazioni per i quali i pubblici ministeri Imerio Tramis e Carolina Elia avevano chiesto una condanna a 7 anni e due mesi di reclusione.

Il sacerdote, che ha chiesto il rito abbreviato, venne arrestato nel marzo del 2005 a seguito di diverse denunce mosse da donne ospiti del centro, fra le quali spicca il sequestro di persona. Dodici erano le extracomunitarie che lo avevano additato, cinque sono quelle che secondo il giudice avrebbero effettivamente subito la privazione della libertà personale.
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Secondo le accuse, don Cesare obbligò dunque le donne a lavorare presso la fabbrica di mobili Soft Style di Carmiano, assunte in modo irregolare per circa otto ore al giorno, dal lunedì al venerdì, e ulteriori cinque ore il sabato, per soli 25 euro al giorno. In caso di rifiuto, l'intimidazione: nessuna possibilità di uscire dal centro, e anche per molto tempo. Altre condanne sono state comminate per persone coinvolte a loro volta nei fatti, ovvero Giuseppe Lodeserto, nipote del sacerdote, Natalieu Vieru e Armando Marra: 3 anni e due mesi per il primo, due anni e otto mesi per la seconda e pena pecuniaria di 30mila euro per il terzo. Nel processo a suo carico, don Cesare era difeso dagli avvocati Emidio Ricci del foro di Roma e Raffaele Della Valle di Monza.

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