Per il tribunale del riesame di Salerno sono ingiuste le misure cautelari applicate a Mazzotta e Capoccia

Pubblicate le motivazioni con le quali i Presidenti Nazionali di FEDERAZIENDE ed EBIN hanno ottenuto l'annullamento dell'ordinanza impositiva della misura cautelare

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

Il Tribunale di Salerno, Sezione Riesame, il 15 aprile scorso aveva rimesso in libertà il Presidente Nazionale di Federaziende ed il Presidente Nazionale di EBIN . Eleno Mazzotta e Gennaro Capoccia hanno ricevuto le motivazioni dell’Ordinanza a firma del Presidente Dott. Gaetano Sgroia nella quale si legge:’’Il GIP si è limitato a descrivere in modo generico le condotte contestate, senza addentrarsi nel cuore del fenomeno truffaldino messo in atto si da rendere agevole la comprensione del meccanismo illegale azionato, onde farne comprendere l’origine, lo sviluppo e l’effetto finale. Dunque il GIP non ha affatto sviscerato la complessa ed articolata operazione che ha consentito di realizzare ingiusti profitti con un ingente danno per lo Stato dell’importo di euro 2.107.394,10.

Ed ancora quanto alle fonti di prova poste a fondamento della richiesta cautelare, il GIP non si è preoccupato affatto di esaminarle criticamente e singolarmente per poi intrecciare i dati intercettivi e i dati documentali e metterli in relazione alle dichiarazioni confessorie del Santilli e del Massaro. Orbene, siffatto doveroso passaggio valutativo delle fonti di prova è stato assolutamente assente nella gravata ordinanza, con la conseguenza che un’eventuale valutazione delle fonti medesime da parte del Tribunale del riesame sarebbe stata, non già integrativa dell’ordinanza cautelare, ma sarebbe stata resa per la prima volta e, dunque, ex novo. In relazione alla specifica posizione di Eleno Mazzotta e Gennaro Capoccia non risulta che con l’ordinanza impugnata il GIP abbia espresso un’autonoma valutazione, né in ordine alle ragioni per le quali i predetti indagati possano essere ritenuti promotori ed organizzatori dell’ipotizzata associazione ex art. 416 cp, né in ordine alle modalità attraverso le quali i predetti indagati possano aver partecipato alla perpetrazione di tutti i reati fine della provvisoria imputazione e, dunque, abbiano avuto consapevolezza e coscienza del complesso ed articolato meccanismo truffaldino descritto.

Nulla, poi, è stato detto sul perché i predetti delitti possano ritenersi configurabili in fatto e in diritto sotto il profilo della gravità indiziaria (così come nulla è stato detto in punto di qualificazione giuridica)’. Accolti pertanto con formula piena i ricorsi presentati dal Presidente Nazionale di Federaziende Eleno Mazzotta e dal Presidente Nazionale EBIN Gennaro Capoccia.

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