Morì a 16 anni, dopo la caduta per un dosso: una condanna e un'assoluzione

Inflitti due anni al proprietario del fondo, dove si trovava il pino che con le sue radici modificò il tratto di strada, sulla Mancaversa-Gallipoli, dove perse la vita il ragazzo

LECCE - Era la mattina del 28 ottobre 2014, quando un ragazzo di 16 anni, Francesco Brandolino, morì dopo la caduta per aver perso il controllo dello scooter a causa di un dosso provocato dalle radici di un pino. Per questo incidente, avvenuto sulla litoranea che collega Mancaversa (marina di Taviano) a Gallipoli, all’altezza di Lido Pizzo, sono arrivate una condanna e un’assoluzione.

Due anni sono stati inflitti a Luigi Donno, 80enne di Racale, proprietario del fondo dove si trovava l’albero, accusato di non aver segnalato il pericolo all’ente proprietario della strada, e assoluzione “perché il fatto non sussiste” per Cosimo Stefanì, 67enne di Gallipoli, capocantoniere sorvegliante.

La sentenza (le cui motivazioni saranno depositate entro novanta giorni) è stata emessa ieri sera dal giudice della prima sezione penale del Tribunale di Lecce Sergio Tosi, al quale la pubblica accusa aveva invocato la pena di un anno e quattro mesi per ciascuno degli imputati (difesi dagli avvocati Biagio Palamà e Luigi Suez).

Donno e Stefanì erano stati rinviati a giudizio per omicidio colposo, il 18 dicembre 2015, dal gup Stefano Sernia che in quella sede aveva invece dispostoil non doversi procedere” per altri due imputati.

In aula, come parte civile c’era la nonna del ragazzo (assistita dall’avvocato Massimo Fasano).
 

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