Più sicurezza nel porto di Leuca. Rimossi relitti e barche sequestrate dopo gli sbarchi

Avviata l’attività della capitaneria per rendere più sicure e fruibili le banchine dell’area portuale e per eliminare i pericoli in caso di forti mareggiate. A Porto Cesareo verifiche su natanti e fondali

LEUCA - La funzionalità sempre più strategica dell’area portuale di Leuca, da sempre crocevia delle rotte dell’immigrazione clandestina e ricovero anche per le imbarcazioni sequestrate o recuperate in mare dopo le traversate o semiaffondate, ha imposto un’azione capillare della capitaneria di porto per garantire la sicurezza e la piena funzionalità delle banchine. Hanno infatti preso avvio dalla giornata di ieri, nel porto di Santa Maria di Leuca, le operazioni di rimozione per la successiva demolizione di tre imbarcazioni affondate e utilizzate in passato dai trafficanti di migranti.

I militari dell’ufficio locale marittimo di Leuca, coordinati dal comando della capitaneria di porto di Gallipoli, hanno garantito il controllo delle attività di recupero da parte della ditta incaricata dall’agenzia delle dogane. L’iniziativa guidata dalla guardia costiera, e promossa dalla prefettura,   rappresenta l’inizio di una operazione a più vasta scala intesa a liberare le aree portuali dalle imbarcazioni o dai relitti che ne ostacolano la piena fruizione.

Proprio i numerosi sbarchi avvenuti negli ultimi anni hanno comportato l’aumento delle imbarcazioni sequestrate e poi confinate all’interno del porto di Leuca, che di fatto risulta essere uno trai principali ricettori delle unità navali. La rimozione della imbarcazioni (alcune semisommerse ed altre in stato di abbandono) si è resa necessaria, anche alla luce delle recenti mareggiate che hanno colpito parte del litorale salentino. Infatti è stato dimostrato come la presenza in banchina di imbarcazioni prive di idonei attrezzature da ormeggio, dai parabordi, a cime adeguate, ai sistemi di esaurimento funzionanti, determina un grave pericolo per le aree portuali, anche da un punto di vista ambientale. L’obiettivo della capitaneria, come reso noto dal comandante del compartimento marittimo di Gallipoli, Enrico Macrì, ha quindi la finalità complessiva di mettere ordine e rendere sempre più sicure le operazioni marittime e di restituire la fruibilità del porto nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.

A Porto Cesareo controlli su barche e fondali  

Analoga attività di monitoraggio e messa in sicurezza è quella che sempre il personale della guardia costiera svolgerà nei prossimi giorni nello specchio di mare antistante il porticciolo e il parco marino di Porto Cesareo. La capitaneria ha infatti annunciato che dai primi giorni della settimana prossima, in collaborazione con il Comune ed il personale dell’Area marina protetta (che assicureranno rispettivamente un supporto da terra e da mare), sarà avviata un’operazione di ricognizione e pulizia delle aree demaniali e degli specchi d’acqua a sud e nord del territorio cesarino.   

L’operazione promossa dal comando della guardia costiera e dall’ufficio locale marittimo di Torre Cesarea è finalizzata  a liberare le zone costiere in prossimità del porto e della riserva naturale dai numerosi relitti e dai rifiuti che sono stati depositati a seguito della recente e violenta mareggiata del 12 e 13 novembre scorsi. Un’ondata di maltempo eccezionale che proprio a Porto Cesareo ha creato diversi danni con l’affondamento anche di natanti e la distruzione di banchine e chioschi lungo il litorale. Con l’occasione sarà effettuata anche una ricognizione attraverso la quale saranno sottoposti a controllo tutti gli ormeggi e i gavitelli presenti. Nel caso dovessero essere accertato  un posizionamento abusivo e non autorizzato, ormeggi e corpi morti saranno rimossi e gli eventuali responsabili identificati sono passibili di denuncia. L’invito quindi sarebbe quello di rimuovere i natanti e attracchi irregolari prima di incappare nella rete dei controlli. Sulle barche ormeggiate prive di autorizzazione sarà apposta la comunicazione di diffida alla rimozione entro cinque giorni, avvertendo che in caso di inottemperanza si provvederà d’ufficio, eventualmente e laddove previsto, sottoponendo le unità stesse a sequestro penale.     

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