Presunti abusi nella baia di Porto Miggiano, emesse sei condanne

Le accuse a vario titolo sono di abusivismo edilizio in zona sottoposta a vincolo e distruzione e deturpamento di bellezze naturali

LECCE – Si è chiuso con sei condanne e quattro assoluzioni il processo sui presunti abusi edilizi nella baia di Porto Miggiano. Dieci mesi di arresto la pena per il geometra Salvatore Bleve, 61 anni, in qualità di dirigente dei Lavori pubblici del Comune di Santa Cesarea Terme e di responsabile unico del procedimento; Daniele Serio, 51enne di Surbo, direttore dei lavori; Francesco Leo e Antonio De Fazio, 65enne, di Bologna (autori del progetto). Otto mesi per l’architetto Francesca Pisano; sette per Maria Grazia Doriana, amministratore unico della "Cem" di Napoli, società che ha eseguito i lavori. Per tutti la pena è sospesa. Disposto il dissequestro della baia.

Assolti, invece, Giovanni Bosco, 59enne di Palermo; Mario Rotolo, 61enne di Monopoli; l'ex sindaco di Santa Cesarea Daniele Cretì; e Luigi Stanca.

Le accuse a vario titolo sono di abusivismo edilizio in zona sottoposta a vincolo e distruzione e deturpamento di bellezze naturali. La baia fu sequestrata nel mese di marzo del 2013. L’attività investigativa è stata finalizzata all’accertamento delle cause del danneggiamento della scogliera, e se sia imputabile all’erosione provocata dalle onde e dalle infiltrazioni umide in una roccia già delicata, o sia stato provocato dagli interventi di cementificazione dell’area e se quei lavori sul costone possano essere considerati in regola con la normativa vigente.

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Gli uomini del corpo forestale dello Stato avevano apposto i sigilli sia all’area a strapiombo sul mare (dove erano in corso alcuni interventi di consolidamento geotecnico), sia alla parte superiore, interessata da lavori di urbanizzazione. La misura era stata disposta ai fini probatori, per accertare la conformità dei lavori della falesia, finanziati con fondi Cipe per un importo di circa tre milioni di euro.

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