Omicidio dei coniugi Ferrari, il presunto killer tira in ballo l'amico: "Io nascosi la refurtiva"

Vincenzo Tarantino si è difeso davanti al sostituto procuratore Giuseppe Capoccia. E' accusato dell'efferato delitto risalente all'estate del 2014. Ha proclamato la sua innocenza e ha negato anche un coinvolgimento nella rapina. Mercoledì le parti civili

LECCE - Non li ha uccisi lui e non li ha neppure rapinati. Si è solo occupato di nascondere la refurtiva così come gli aveva chiesto di fare un amico. Si è difeso così dinanzi al sostituto procuratore Giuseppe Capoccia, Vincenzo Tarantino il 52enne originario di Manduria accusato di aver assassinato i coniugi Ferrari nella loro abitazione a Porto Cesareo, la notte tra il 23 e il 24 giugno 2014.

Una settimana fa, l'uomo, arrestato poche ore dopo il duplice omicidio e imputato nel processo che si sta svolgendo dinanzi al gup Michele Toriello, aveva chiesto e ottenuto di essere interrogato dal magistrato inquirente nel carcere di “Borgo San Nicola”, alla presenza dell'avvocato difensore Giada Trevisi.

Insomma, il 52enne continua a proclamare la propria innocenza, ma stavolta ha tirato in ballo proprio quell'amico che, ascoltato durante le indagini come persona informata sui fatti, riferì di vecchi rancori tra Tarantino e le vittime (che erano zii della sua ex compagna), e dell'intenzione, sempre di Tarantino, di mettere a segno un furto. Sarebbe stato lui a chiedergli di nascondere la cassaforte e il borsello con alcuni gioielli spariti da casa dei coniugi la notte del delitto e che furono ritrovati dai carabinieri lo scorso aprile nelle campagne tra Nardò e Avetrana.

Riguardo al sangue rimasto sulle lenzuola e nel lavandino della camera del b&b dove passò il resto di quella notte, Tarantino ha spiegato di averlo perso a causa di alcune ferite dovute ad una caduta.

Sono questi i passaggi cruciali del confronto col pm Capoccia che mercoledì prossimo prenderà la parola nel processo col rito abbreviato condizionato dalla perizia psichiatrica che ha attestato la capacità di intendere e di volere del presunto assassino. La relazione, redatta dallo psichiatra Domenico Suma, su incarico del Tribunale, contrasta con quella (già agli atti) svolta per conto della difesa dallo psichiatra Pompilio Palmariggi e dalla psicologa Emanuela Settimo. I medici di parte hanno rilevato “una psicosi delirante indotta dall'abuso di cocaina” e sostengono che “tale situazione di notevole gravità a carattere psicopatologico implica una capacità di intendere e di volere gravemente compromessa ormai da diversi anni”.

Sempre mercoledì discuteranno le parti civili con gli avvocati Giuseppe, Michele e Giulia Bonsegna, Vincenza Raganato, Gianluca Coluccia e Fiorino Ruggio. 

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