Processo "Studium 2000", anche Comune e Ateneo parte civile

Rinviata la prima udienza per il procedimento nel quale è imputato Giovanni Semeraro: l'amministrazione comunale, in attesa del varo della giunta, ha preannunciato la volontà di affiancare Provincia e Legambiente, già costituite

Il cantiere dello Studium 2000.

LECCE – Rinviata dal giudice Silvia Minerva la prima udienza del procedimento “Studium 2000” che vede imputato l'imprenditore Giovanni Semeraro con l’accusa di “avvelenamento colposo della falda acquifera sottostante il cantiere dell'Università del Salento e inadeguata attività di messa in sicurezza”. Oggi si è appreso che il Comune di Lecce e l’Ateneo  saranno parte civile, affiancando dunque la Provincia di Lecce e Legambiente, già costituite. Per l’amministrazione di Palazzo Carafa si attende l’imminente varo della giunta che licenzierà la necessaria delibera. 

L'ipotesi di reato contestata a Semeraro è che la causa della contaminazione del suolo sia collegata al fatto che il terreno è adiacente all'ex deposito di carburanti Apisem di proprietà della “Rg Semeraro”, sito in corrispondenza tra la via Vecchia Surbo e via Taranto. Il patron dell’Us Lecce – assistito dall’avvocato Andrea Sambati -,  è stato iscritto nel registro degli indagati in un fascicolo affidato al procuratore Ennio Cillo.

Nel corso delle indagini, partite dopo l'esposto di alcuni residenti della zona, nell'ottobre del 2010, la Procura della Repubblica si è avvalsa anche della perizia di due consulenti, il chimico Mauro Sanna e il geologo Bruno Grego, le cui conclusioni hanno avvalorato l'ipotesi che la causa della contaminazione del suolo dell'area denominata "Studium 2000" sarebbero da attribuire all'ex deposito di carburanti. Non solo. Attraverso i riscontri delle analisi di 26 campionamenti eseguiti tra il cantiere, l'ex deposito e la Torre di Belloluogo (attorno alla quale il 25 aprile è stato inaugurato un grande parco pubblico, ndr), Sanna e Grego hanno messo in evidenza come la contaminazione si stia propagando alle aree circostanti, poiché le misure adottate dalla proprietà per la messa in sicurezza - si legge nella relazione -, “non sarebbero riuscite a rimuovere o isolare le fonti di contaminazione responsabili dell'inquinamento delle acque sotterranee”.

Il piano di messa in sicurezza e caratterizzazione cui si fa riferimento è quello concordato con la Provincia e la Regione già nel 2008. L’intero complesso è stato sottoposto a sequestro preventivo lo scorso 25 maggio dai carabinieri del Noe di Lecce, e poi dissequestrato, fatta eccezione per una piccola parte, all'inizio di luglio. Il procedimento è stato aggiornato al 27 settembre.

Carlo Salvemini: “E ora un’ordinanza per proibire l’uso irriguo delle acque nel parco”.

parco_belloluogo 012-3Gli orientamenti dell’amministrazione comunale fanno tirare un sospiro di sollievo a Carlo Salvemini, che proprio qualche giorno addietro aveva sollecitato, per la seconda volta, Perrone a favorire la costituzione di parte civile dell’ente. Il consigliere di opposizione, già ai primi di maggio aveva tenuto una conferenza stampa nella quale, basandosi anche sulla perizia disposta dalla Procura, paventava la presenza di un agente potenzialmente cancerogeno, l’Mtbe, nella falda sottostante una parte del parco di Belloluogo. A questo punto Salvemini chiede al riconfermato sindaco di andare fino in fondo.

“Ora si tratta di fare un ulteriore passaggio. Emettere una nuova ordinanza sindacale per impedire l'uso dell'acqua della falda sotterrane per innaffiare il parco. Con la costituzione parte civile (annunciata, ndr), infatti, il Comune aderisce di fatto all'impianto accusatorio della Procura. Che fa proprie le conclusioni della perizia di Sanna e Grego dove si evidenzia l'inquinamento da Mtbe nei pozzi presenti a Belloluogo. Che il Sindaco, esibendo i risultati di un'analisi affidata ad uno studio privato, aveva inteso smentire. Non è una questione di principio, sia chiaro. Ma di semplice buon senso a tutela della salute dei cittadini”.

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Commenti (1)

  • Circa il tema sopra-riportato il Quotidiano di Puglia ha riportato in data odierna a pagina 13 un pezzo dello scrivente con titolo ."Molta cautela intorno a quel luogo così bello". Purtroppo tale pezzo è stato proposto in forma ridotta, per comprensibili ragioni di spazio, riducendone un pò, a mio avviso, lo scopo originario: far capire, passo dopo passo, i perchè degli eventi.Lo ripropongo qui di seguito dunque nella versione integrale.Buona lettura ! Le acque del parco di Belloluogo, parco pubblico comunale di recente inaugurato, non possono essere utilizzate in alcun modo perché inquinate. Della vicenda si sono occupati dettagliatamente diversi quotidiani locali ed io intendo solo metterne a fuoco sinteticamente i punti salienti , per cercare , assieme ai lettori di comprendere aspetti che non sono chiari. Le acque superficiali e sotterranee dell’area in questione risultano contaminate da sostanze estranee, nocive che sono presenti a concentrazioni superiori a quelle consentite dalla legge. Di conseguenza tali acque non sono potabili ed il loro esclusivo utilizzo, anche ristretto unicamente all’irrigazione all’interno del parco, costituisce comunque un potenziale pericolo per la salute pubblica, perché è noto che tale area è destinata a contenere degli orti e che il parco viene frequentato anche da bambini. Le prove dell’avvelenamento sono state ottenute dall’agenzia regionale che si occupa della tutela ambientale (A.R.P.A.), con opportune analisi, e costituiscono la parte basilare della consulenza tecnica fornita alla Procura della Repubblica di Lecce che poi ha preparato il decreto di citazione a carico di Apisem( l’azienda indagata come responsabile dell’inquinamento) che vede come parte lesa, tra le altre, anche il Comune di Lecce . In questo decreto è evidenziato che l’avvelenamento delle falde acquifere ha raggiunto le aree circostanti ad Apisem , tra le quali è presente il parco di Belloluogo, con l’effetto di rendere inutilizzabile tali acque per uso irriguo ed altri scopi. Ne è seguita un’ordinanza comunale il 29 maggio scorso, con la quale il Sindaco di Lecce ha vietato che dai pozzi inseriti, solo, nella proprietà Fiorentino venga prelevata acqua a qualsiasi titolo, nonostante la Provincia di Lecce e la ASL avessero consigliato di estendere il divieto anche a tutti gli altri pozzi insistenti sulle aree limitrofe (dunque anche quella del parco comunale). Qualche giorno fa il Sindaco ha informato i Leccesi che le acque di falda utilizzate per irrigare il parco non sono più inquinate , ovvero risultano pulite, come dimostrato da recenti controlli eseguiti da un laboratorio di analisi privato che, tuttavia, avrebbe omesso di controllare la presenza di metil-ter-butil etere (MTBE) , una sostanza( già individuata dalle precedenti analisi dell’A.R.P.A) usata come antidetonante nella benzina, che è sospettata di essere cancerogena . Tutto questo lascia un po’ perplessi. Non si capisce perché il Comune di Lecce, parte offesa ( ovvero danneggiata dall’inquinamento)abbia sentito la necessità di fare eseguire altre analisi , non all’A.R.P.A. laboratorio istituzionale preposto a questo compito, bensì ad un altro laboratorio. Questa decisione ha provocato dubbi e perplessità nell’opposizione ed il rappresentante di questa , il Consigliere Salvemini, ha chiesto spiegazioni. A mio parere, qui non si tratta di una contrapposizione di natura politica tra due parti, ma di comprendere le ragioni di una decisione importante che può avere una ripercussione negativa sui cittadini che frequentano il parco. Si fa fatica a comprendere perché il Sindaco, massima autorità locale in materia di salute pubblica, abbia fatto una scelta del genere. A questo punto, siamo costretti a formulare qualche ipotesi, sempre allo scopo di comprendere. Come è possibile che un’area fortemente inquinata, senza alcun intervento di bonifica, possa mostrare , inaspettatamente livelli di inquinamento entro i limiti previsti dalla legge ? Forse perché la mancanza di un intervento di bonifica tempestivo ha fatto sì che gli inquinanti fossero spinti dalle acque di falda (che è un sistema aperto) più lontano dai luoghi di origine, diffondendo in un’area più vasta e quindi allargando l’area di contaminazione ambientale. Oppure si è ritenuto che i dati analitici ottenuti dall’A.R.P.A. fossero inaffidabili e quindi fosse necessaria la verifica di un diverso laboratorio ? Ma in questo caso si aprirebbe un serio cotradditorio tra i due laboratori che hanno eseguito le analisi. Ma ci chiediamo ancora, non sarebbe stato meglio e più sicuro per tutti , inibire del tutto (in attesa di una necessaria bonifica ambientale) l’impiego delle acque superficiali e di falda del parco pubblico di Belloluogo utilizzando esclusivamente l’acqua fornita dalla rete, per qualsiasi uso ? C’è necessità di risposte a questi interrogativi , rammentando che Lecce e provincia hanno un tasso di mortalità da tumori altissimo (in Puglia, al secondo posto dopo Bari) ed in decisa controtendenza rispetto alla media nazionale , fenomeno poco spiegabile in base alle conoscenze disponibili ma che è sicuramente collegato all’inquinamento ambientale . Dunque è opportuna molta cautela. V.Ascalone, vascalo@fastwebnet.it

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