Conferma in secondo grado: per l'ex sindaco interdizione senza presupposti

La Corte d'Appello si è espressa sulla vicenda di Alfredo Cacciapaglia e dell'ex assessore Biagio Coi. A Parabita si torna al voto domenica 26 maggio dopo la gestione commissariale

LECCE – Per la Corte d’Appello di Lecce l’ex sindaco di Parabita, Alfredo Cacciapaglia, non era affatto meritevole della incandidabilità a seguito dello scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose.  Il giudizio di secondo grado ha confermato quello di primo, nell’ambito di una vicenda giudiziaria che riguarda anche l’ex assessore Biagio Coi.

Nel comune del basso Salento i cittadini torneranno alle urne domenica prossima e Cacciapaglia non si è candidato, nonostante avesse potuto farlo. La sua decisione è dovuta alla volontà di attendere la sentenza della Corte d’Appello che avrebbe dovuto discutere del caso a giugno, prima che l’udienza venisse anticipata, su richiesta dell’avvocatura dello Stato. Dal momento che soltanto con una sentenza definitiva si afferma la non candidabilità, l’ex primo cittadino avrebbe comunque potuto partecipare alla competizione.

Cacciapaglia e Coi sono stati difesi rispettivamente da Pietro Quinto e Luciano Ancora che si sono visti riconoscere dai giudici le loro argomentazioni: non essendoci un rapporto di causa effetto tra le condotte dei due amministratori e le motivazioni dello scioglimento dell’assise, non poteva esserci interdizione che non è conseguenza automatica, ma che richiede approfondimenti specifici su eventuali responsabilità personale.

Nel decreto di 16 pagine, la Corte d’Appello scrive a proposito: “Il Collegio  - a meno di non voler aderire all’assunto, non conforme al dato normativo di riferimento, secondo cui in qualità di Sindaco il Cacciapaglia non poteva non sapere tutto ciò che accadeva sotto la sua gestione – non può che concludere nel senso della effettiva mancanza dei presupposti per la declaratoria di incandidabilità di Cacciapaglia Alfredo, condividendo la soluzione del Giudice di primo grado. Analogamente va detto per la posizione di Coi Biagio”.

La sentenza interviene poco dopo quella del Tar Lazio che ha annullato la proroga della gestione commissariale, senza la quale al voto si sarebbe andati già nell’ottobre scorso. In questa vicenda per certi versi kafkiana, resta un punto fermo: urne aperte domenica 26 maggio.

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