Processo “Diarchia”, inflitte condanne per oltre un secolo di carcere

Arriva la sentenza nel processo "abbreviato" scaturito dall'operazione che nel maggio 2017 portò allo scoperto un'organizzazione criminale attiva a Casarano. E' di 15 anni la pena inflitta al boss Montedoro, oggi collaboratore

CASARANO - Oltre 120 anni di carcere sono stati inflitti a quella che per la Procura di Lecce era “una cellula mafiosa autonoma dalla Sacra Corona Unita”, attiva a Casarano. E’ questa la sentenza emessa oggi dal giudice Cinzia Vergine, al termine del processo con rito abbreviato scaturito dall’operazione “Diarchia”, nei riguardi del boss, poi divenuto collaboratore di giustizia, Tommaso Montedoro, e di altre undici persone.

Il pentito (al quale sono state riconosciute le attenuanti della collaborazione) ha rimediato una condanna a 15 anni e 4 mesi di reclusione ed è stato assolto (così come chiesto dal procuratore della Dda Guglielmo Cataldi e dal sostituto Massimiliano Carducci che per lui avevano invocato 16 anni) dal tentato omicidio di Luigi Spennato: il 41enne fu gravemente ferito a colpi di pistola e kalashnikov il 28 novembre 2016 a Casarano. Per questa vicenda è stata invece riconosciuta la responsabilità di Luca Del Genio, 27 anni, di Casarano e Antonio Andrea Del Genio, 33, di Casarano. E’ per questi la pena più alta: 20 anni di reclusione ciascuno.

Ammonta invece a 12 anni e 8 mesi a testa la condanna per Damiano Cosimo Autunno, 52, di Matino, e per Giuseppe Corrado, 46, di Ruffano; a 10 anni quella per Ivan Caraccio, 31, di Casarano e 8 anni e 8 mesi per Lucio Sarcinella, 22, di Casarano. E ancora: 8 anni per Marco Petracca, 42, di Casarano; 7 anni e 4 mesi, più 19mila euro di multa, per Domiria Lucia Marsano, 41, di Lecce; 7 anni e 20mila euro di multa per Maurizio Provenzano, 47, di Lecce; 2 anni e 8 mesi, più 12mila di multa, per Sabin Braho, 32enne di origini albanesi ma residente a Brindisi. La pena più bassa, a un anno, un mese e un giorno, più 2.660 euro di multa, è stata inflitta a Salvatore Carmelo Crusafio, 43, residente a Matino.

La sentenza (le cui motivazioni saranno depositate entro 90 giorni) ha riconosciuto anche il risarcimento del danno (da quantificarsi e liquidarsi in separata sede) al Comune di Casarano, parte civile al processo con l’avvocato Francesco Vergine.

Resta in sospeso la posizione di Andrea Cecere, 37 anni, di Nardò, che (nella scorsa udienza) aveva chiesto di patteggiare 4 anni e 3 mesi (attraverso il difensore Giuseppe Bonsegna).

Gli imputati erano difesi dagli avvocati: Sergio Luceri, Carlo Martina, Attilio De MarcoGiuseppe Corleto, Elvia Belmonete, Mario Coppola, Antonio Venneri, Simone Viva, Ladislao Massari e Andrea Stefanelli.

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Commenti (2)

  • Esagerato

  • Per i mafiosi che non si pentono pena di morte,solo cosi in 10 anni la mafia scompare.

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