Bullismo, studenti leccesi approdano sul web per dire “Mabasta!”

Un gruppo di allievi dell'istituto "Galilei-Costa" ha lanciato il progetto per contrastare il fenomeno diffuso tra gli adolescenti

LECCE – Una storia intrisa di sensibilità e ribellione questa volta giunge da un gruppo di ragazzi leccesi. Studenti iscritti al primo anno dell’istituto “Galilei- Costa” di Lecce che hanno deciso, tutti assieme, di convogliare la propria energia adolescenziale verso un obiettivo nobile. Hanno infatti creato un “movimento anti bullismo animato da studenti adolescenti”, sintetizzato nell’acronimo “Mabasta”. Le ultime vicende di cronaca, partite da Pordenone, ma poi toccate in sorte anche a due malcapitati minorenni di Nuoro e poi Galatone pochi giorni addietro, hanno spinto i giovani studenti ad organizzarsi in gruppo, per far arrivare i propri messaggi che possano contrastare il fenomeno. E di giovedì scorso, infatti, la notizia della tortura perpetrata ai danni di un ragazzino della cittadina salentina, di soli 12 anni, minacciato e legato ai binari ferroviari. A dicembre, inoltre, il Tacco sotto choc per un altro episodio, questa volta avvenuto a Campi Salentina: un ragazzino fu legato a un cancello, e umiliato in tutti i modi per oltre un'ora.

Una recente storia ha riguardato una ragazzina di appena 13 anni, nella città friulana, la quale ha tentato il suicidio per via dell’atteggiamento da bulli assunto dai suoi compagni di scuola. Gli allievi del “Galilei –Costa” hanno deciso di impegnarsi in prima persona, dando vita al nuovo progetto “Mobasta”. Si tratta di una sorta di associazione informale, almeno per ora. Utilizzando creatività e determinazione, intendono coinvolgere i loro coetanei italiani per dire all’unisono “no!” alla prepotenza in quella fascia di età così delicata: quella in cui bambini e bambine divengono ragazzi e ragazze.

Giorgio Armillis, Martina Caracciolo, Mattia Carluccio, Mirko Cazzato, Jacopo De Lucia, Patrick De Silla, Marta Di Giuseppe, Lorenzo Greco, Niki Greco, Simone La Gioia, Francesca Laudisa, Michela Montagna, Edoardo Sartori e Alice Stamerra sono i nomi dei giovanissimi ideatori del progetto. Hanno creato un logo e aperto una pagina su Facebook, stanno lavorando alla realizzazione e pubblicazione di un sito internet autoprodotto e hanno lanciato una prima campagna fatta di piccoli video-spot e fotografie realizzati in proprio, in cui ci mettono la faccia nel dire “Ma basta!”. “

Siccome i prof ci dicono sempre che è molto meglio fare qualcosa anziché semplicemente parlarne, allora ci siamo chiesti cosa potevamo fare di concreto per almeno tentare di frenare questo bruttissimo fenomeno. Ci è venuto in mente di creare una specie di associazione di giovani e giovanissimi che, come noi, vogliono fermare il bullismo, per dimostrare alle bulle e ai bulli che quelli contrari sono molto più numerosi. Vogliamo creare un sito internet che possa dare una mano sia ai “bullati”, spingendoli a tirare fuori le loro storie, che ai “bulli” veri e propri perché, secondo noi, forse sono proprio loro che ne hanno più bisogno”, hanno dichiarato i portavoce dell’iniziativa che ora intendono allargare l’idea in tutto lo Stivale, per amplificare il loro messaggio.  

I ragazzi stanno chiedendo anche partnership ad associazioni, organizzazioni e media che si occupano sia specificatamente di bullismo che, in generale, di scuola e istruzione. Tra questi ultimi, hanno già avuto l’immediato sostegno da tre importanti siti che si occupano di education: Your Edu Action, OrizzonteScuola e Aetnanet.

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Commenti (1)

  • I bulli esistono perchè c'è l'omerta nei compagni che non si scherano mai con il più debole, ma con il più cosidetto forte che sarebbe il bullo. Manca invece la famiglia: sono i genitori che debbono educare i figli e seguirli anche fuori casa, ma se i genitori sono imbecilli o assenti. Bisognerebbe punire i genitori dei bulli perchè sono loro i colpevoli. e poi, ragazzi, siate coraggiosi e denunciate tutti i casi di soprusi soprattutto se non riguardano voi, non mettetevi nelle posizione comoda di non vedere e non sentire come vi hanno insegnato i vostri genitori.

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