La protesta ferma il cantiere Tap. Il Comune chiede una tregua in attesa del Tar

La mobilitazione convocata dai sindaci di Melendugno e Vernole ha sortito un primo effetto. La richiesta alle autorità è ora quella di attendere l'esito dell'impugnativa davanti alla giustizia amministrativa

Con la mano tesa, il sindaco Potì.

SAN FOCA (Melendugno) – La mobilitazione convocata dai sindaci di Melendugno e Vernole ha sortito un primo effetto: i lavori di espianto degli ulivi, preliminari a quelli per il microtunnel del gasdotto, oggi non sono ripartiti perché i manifestanti, di gran lunga più numerosi di quanti fossero ieri, hanno ostruito le vie d’accesso all’area ai mezzi pesanti necessari per il trasporto degli alberi nella zona di stoccaggio che si trova in località Masseria del Capitano.

E’ stata una mattina molto più complicata rispetto a quella di ieri, quando sono state trasferite trentatré piante. Marco Potì e Luca De Carlo, sindaco di Vernole, avevano dato appuntamento alle 5 di questa mattina invitando tutti coloro che si oppongono al progetto a lasciar perdere i social network e impegnarsi in prima persona, sottolineando la natura pacifica della manifestazione.

Insieme al Comitato No Tap, impegnato sin dalla prima ora e fronteggiare punto per punto l’attività della società, e ad alcuni cittadini del territorio si sono ritrovati attivisti di altre realtà arrivati anche da altre zone: le fila della protesta, insomma, si sono ingrossate e ci sono stati anche momenti di tensione tra alcuni manifestanti e forze dell’ordine, in uno dei quali è stato coinvolto anche il sindaco Potì. Un parapiglia, senza particolari conseguenze, nato da una sorta di equivoco per il passaggio di alcune auto della polizia che si riteneva volessero forzare il blocco per fare strada ai mezzi.

Episodio a parte il primo cittadino di Melendugno, comune più direttamente interessato dal cantiere, chiede a Tap e alle autorità di attendere gli esiti dell’impugnativa al Tar da parte della Regione. Nel pomeriggio il consiglio dovrebbe dare il relativo mandato alla giunta. La convinzione è che Tap stia agendo in aperta forzatura se non violazione del quadro normativo relativo alle prescrizioni cui bisogno ottemperare prima di procedere all’espianto perché toccherebbe alla Regione esprimersi, in quanto ente vigilante per competenza, e non al ministero.

Il governatore Emiliano ha fatto sapere che, a questo punto dell’iter, solo la magistratura può intervenire per sospendere i lavori. I sindaci – oltre ai due citati, altri tredici hanno firmato nei giorni scorsi un appello – rivendicano quindi il rispetto della legalità, aspetto sul quale Tap si ritiene assolutamente in regola, trovando sponda nel governo che da sempre si è detto favorevole alla realizzazione del gasdotto che preve l'approdo a San Foca. 

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