Le assegnarono un alloggio nel 2005. Oggi ha 85 anni e non ci ha mai messo piede

L'avvocato Provenzano assiste un'anziana leccese a cui sette anni addietro fu riconosciuto il diritto ad una casa popolare, ma la donna non ne è mai entrata in possesso perché l'immobile venne occupato abusivamente da altri

Case popolari di recente costruzione in via Pozzuolo.

 

LECCE – Aveva 78 anni quando lo  Iacp le riconobbe il diritto all’assegnazione di un alloggio popolare. Oggi ne ha 85, ma in quella casa non ha ancora messo piede. Durante i sette anni trascorsi in una vana ed estenuante attesa, una serie di pronunciamenti del giudice non sono ancora serviti a porre fine ad una vicenda – ricostruita punto per punto dall’avvocato Piergiorgio Provenzano - che vede involontaria protagonista un’anziana leccese.

Tutto inizia nel gennaio del 2005 quando l’Uffico case del Comune di Lecce convoca la signora per comunicarle l’individuazione di un alloggio adatto alle sue esigenze. Il 31 di quel mese, però, il sopralluogo nell’appartamento non può essere effettuato perché la porta era stata precedentemente murata per evitare incursioni ed occupazioni abusive.

L’11 di marzo viene emanato il decreto di assegnazione e dieci giorni dopo, ottemperate le incombenze del caso, la donna firma il contratto di locazione che prevede il pagamento di un canone di 16 euro mensili, il che per un’anziana con la pensione minima è una autentica boccata d’ossigeno. Trascorrono solo pochi giorni e lo Iacp comunica l’impossibilità di procedere alla consegna perché, intanto l’immobile è stato occupato. Il 30 marzo la legittima assegnataria presenta, attraverso l’avvocato Provenzano, diffida al Comune e allo Iacp perché procedano, ciascuno per le proprie competenze, a rendere effettivo il godimento dell’alloggio. Palazzo Carafa risponde a stretto giro di posta dichiarando di aver esaurito il suo ruolo contestualmente all’emissione del decreto di assegnazione.

Il 9 maggio viene depositato in procura l’esposto, nel quale, tra le altre cose, si evidenzia come le modalità e i tempi con i quali si sarebbe proceduto all’occupazione della casa escluderebbero gli autori dai benefici della sanatoria prevista da una legge regionale del 2005. Dalla denuncia nasce un procedimento pen