"Mio padre brucia lo stipendio". Entra nel bar e sfascia le slot con una mazza

E' successo sabato sera a Racale. Denunciato un 23enne di Taviano, rintracciato dai carabinieri. Ai quali ha spiegato il sorprendente movente

RACALE – Sembrava un indemoniato. Era sabato sera, le 22 circa. In quel momento, città e paesi invasi di giovani in festa per un nuovo fine settimana, nei locali e per le vie. Uno di loro, però, aveva un tarlo che gli stava rodendo il cervello. E nessuna voglia di un’uscita romantica con la ragazza o di una birra con amici. Un 23enne di Taviano che, all’improvviso, ha fatto irruzione in un bar nel centro di Racale. Armato di una mazza da baseball. E si è avventato contro diverse slot machine presenti all’interno. Visione che deve essere stata sconcertante.

Non una rapina con un’arma un po’ insolita, dunque, e nemmeno la spedizione punitiva contro qualche nemico su cui vendicarsi a bastonate per un ipotetico torto subito. No. Un solo obiettivo: distruggere le slot. E ben quattro ne ha fatte a pezzi, stringendo il manico della mazza fra le mani e assestando colpi alla cieca.

Sul posto sono così dovuti intervenire i carabinieri della stazione locale, che l’hanno rintracciato e condotto in caserma. E qui, è venuto a galla il movente. “Mio padre si gioca lo stipendio alle slot machine”. Un inferno, stando a quanto dichiarato dal giovane. Ovviamente, non gli è stata risparmiata una denuncia per danneggiamento aggravato. Peraltro, ha provocato un danno di circa 4mila euro.

Altri accertamenti sono in corso e, se fosse confermata la vicenda, non sarebbe comunque giustificabile. Non è certo in questo modo che si risolve un problema, per quanto possa essere serio. Resta, tuttavia, il dramma comune a tante famiglie. La smania compulsiva, quella che la medicina definisce ludopatia e che riguarda, si sa bene, anche le forme legalizzate di gioco.

Non a caso, ovunque pullula l’avvertenza che “il gioco è vietato ai minori e può causare dipendenza patologica”, che alle orecchie di molti suona densa d’ipocrisia. E gli effetti collaterali che simili comportamenti possono provocare, sono davvero d’ogni tipo, perché i parenti più stretti ne vengono toccati in prima persona. Le reazioni finali, imprevedibili. Come dimostra questa vicenda.

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