Rapinatore seriale di auto, il giudice dice "no" al confronto all'americana

Francesco Antonelli risponde di tre casi. Il suo legale aveva chiesto l'abbreviato condizionato dalla ricognizione di persona per il primo. Ma l'istanza è stata rigettata

LECCE - No alla ricognizione di persona, in gergo conosciuto come confronto all’americana. Il gup Stefano Sernia ha rigettato questa mattina la richiesta probatoria avanzata dall’avvocato Carlo Martina, in difesa di Francesco Antonelli. Quest’ultimo, 40enne leccese, è ritenuto dagli inquirenti il rapinatore seriale di automobili che ha seminato il panico durante i mesi caldi in città: c’è la sua firma in episodi di luglio, agosto e settembre.

Il legale ha avanzato la richiesta perché la coppia alla quale l’uomo avrebbe sottratto l’auto Bmw Serie 1, la notte del 24 luglio scorso (il primo caso della serie, peraltro), in sede di denuncia aveva spiegato che l’aggressore indossava un cappuccio che copriva la testa e parte del volto, non potendolo quindi riconoscere sul momento.

Tuttavia, nutrendo la squadra mobile il sospetto – dalle prove raccolte – che il 40enne fosse anche l’autore di quella del 24 luglio, alla vittima, convocata in questura, era stata esibita una decina di immagini di persone, fra le quali aveva subito riconosciuto nella sesta il volto di Antonelli.

Tale identificazione, dunque, è stata sufficiente per il gup per non procedere al confronto. L’avvocato Martina, nell’udienza, aveva richiesto il giudizio in abbreviato condizionato proprio dalla ricognizione. Il tentativo era, evidentemente, di provare a instillare il dubbio che non si potesse stabilire con certezza che Antonelli fosse l'autore della prima rapina. Dopo il rigetto dell’istanza, il giudice ha rinviato per la trattazione dell’abbreviato al prossimo 24 gennaio.

Le vicende per le quali Antonelli rischia la condanna sono state fra quelle che più di tutte hanno animato la cronaca nera estiva, in un crescendo di violenza e paura, visto che è passato dalla minaccia a mani nude al coltello, fino ad arrivare all’uso di un fucile a canne mozze.

A luglio, presso il distributore Ip di via Merine, l’automobilista e la sua fidanzata si stavano accingendo a effettuare il rifornimento di carburante al distributore automatico, quando era spuntato dal nulla un soggetto che, solo intimidendoli, senza apparentemente esibire armi, era riuscito a portare via la Bmw.

L’esame delle riprese degli impianti di videosorveglianza della zona aveva poi permesso di accertare diversi aspetti: le caratteristiche somatiche del rapinatore e il fatto che fosse giunto sul luogo a piedi e munito di un trolley dove aveva in seguito riposto la felpa con cappuccio. Facendo quindi ritenere che abitasse nelle vicinanze.

Altre riprese, acquisite presso un esercizio commerciale nelle vicinanze, avevano poi permesso di individuare i tratti somatici precisi, prima che travisasse il volto per commettere la rapina. Ma mentre gli accertamenti andavano avanti, ecco arrivare un altro caso. Era il 6 agosto. In quell’occasione un uomo aveva chiamato il 113, spiegando di essere appena fuggito da quello che gli era parso un tentativo di aggressione.

Mentre era a bordo della sua autovettura, fermo al semaforo rosso dell’incrocio tra viale Rossini con viale Torre del Parco, in direzione di viale Alfieri, si era avvicinato un soggetto longilineo, alto circa 1 metro e 80, vestito di scuro, con il capo coperto da un berretto e dal cappuccio di una felpa. Questi, gli aveva chiesto un accendino, ma l’automobilista si era anche accorto che, con una mano, stringeva un coltello da cucina con il manico di colore verde. Avendo notato questo dettaglio, era così riuscito a scappare prima che l’aggressore riuscisse ad aprire la portiera.

La pattuglia delle volanti era riuscita nella circostanza a fermare il soggetto sospettato. Era ancora nelle vicinanze, in via Malta. Aveva percorso poche centinaia di metri a piedi. Alla vista della polizia, si era disfatto del coltello, poi recuperato. Denunciato in quel momento per il solo porto abusivo dell’arma bianca (non si poteva fare altro, essendo peraltro fuggito il richiedente), la polizia aveva iniziato a indagare comunque a fondo su quell’uomo, ormai identificato per Antonelli.    

Le caratteristiche somatiche, peraltro, secondo gli investigatori, coincidevano con quelle dell’autore della rapina del 24 luglio: alto 1 metro e 80 circa e calvo. E, dettaglio non da poco, era residente in una traversa di via Vecchia Merine, quindi a breve distanza sia dal distributore teatro della prima rapina, quella consumata, sia da quel tratto di circonvallazione della seconda rapina, solo tentata. Una perquisizione in casa aveva permesso di sequestrare alcuni capi di abbigliamento simili a quelli indossati nel corso del primo assalto e un trolley delle stesse caratteristiche di quelle individuate nel corso dell’esame delle riprese video.

IMG_2061-2-2-2L’8 agosto, poi, si era presentato presso la squadra mobile un uomo. Questi aveva letto proprio su LeccePrima che la polizia aveva identificato l’individuo che la notte del 6 agosto aveva minacciato con coltello un automobilista in transito. Aveva quindi riferito quanto accadutogli.

Mezz’ora prima dell’episodio che aveva visto l’intervento delle volanti, fermo al semaforo all’incrocio tra viale Rossini e via Merine, aveva visto arrivare a piedi, di fronte al lui, una persona vestita con una felpa e il capo coperto dal cappuccio e da un cappellino la quale, giunta a pochi metri, aveva estratto qualcosa dalla tasca che gli era sembrato un coltello. Spaventato dall’arma e dall’atteggiamento, era fuggito passando con il rosso. Dall’individuazione fotografica si è così arrivati ancora una volta ad Antonelli.

Visti tutti i casi, le prove e le dichiarazioni raccolte, il pm Roberta Licci aveva richiesto la custodia in carcere. Ma prima ancora che fosse eseguita, gli agenti l’avevano fermato in flagranza, rischiando peraltro di rimanerci secchi. Il 14 settembre, e quella volta armato di fucile a canne mozze, Antonelli si era piazzato presso la Total Erg di via Merine, riuscendo a portare via borsa e auto, una Y10, a una malcapitata, ferita pure con un colpo inferto con il calcio dell’arma.

Soccorsa da alcuni passanti, la donna aveva avvisato il 113 e, grazie alle descrizioni fornite, gli agenti erano riusciti a individuare la via di fuga. Antonelli, per non farsi catturare, aveva anche esploso un colpo di fucile verso di loro, prima di perderlo o forse sbarazzarsene volutamente. Alla fine, era stato rintracciato e messo al fresco.

Fin qui, i casi dei quali risponde. Ma c’è un aspetto particolare: non è nuovo a simili imprese. Nel 2012, infatti, si rese responsabile di un caso molto simile, conclusosi, cioè, con la cattura, dopo aver sparato colpi d’arma da fuoco contro la polizia. In ogni circostanza, durante gli interrogatori di garanzia, ha sempre spiegato, nel passato come nel presente, di ricordare poco o niente e di aver agito sotto l’influenza di sostanze stupefacenti.

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