Reintegro per lavoratore della Gial plast licenziato dopo l’interdittiva antimafia

Il giudice del tribunale di Lecce ha accolto il primo ricorso di un dipendente del cantiere di Gallipoli che aveva perso il posto di lavoro dopo il provvedimento della prefettura nei confronti della ditta dei rifiuti

GALLIPOLI - Arriva lo spiraglio tanto atteso per i trenta lavoratori della ditta Gial plast srl di Taviano destinatari dei provvedimenti di sospensione e poi di licenziamento disposto dalla società dei rifiuti a seguito della notifica dell’interdittiva antimafia della prefettura di Lecce che contestava la presenza dell’organico di soggetti con precedenti penali (anche datati) o di possibili condizionamenti con la criminalità organizzata. Con un’ordinanza della sezione lavoro del Tribunale di Lecce, depositata questa mattina in cancelleria, il giudice Maria Gustapane, sciogliendo la riserva sul giudizio dell’udienza del 7 agosto scorso, ha accolto il ricorso d’urgenza presentato da uno dei lavoratori licenziati dalla Gial Plast, Sebastiano Caiffa del cantiere di Gallipoli, che per aver alle spalle dei precedenti penali risalenti ad oltre 20 anni addietro era stato allontanato dal posto di lavoro a seguito della interdittiva che aveva colpito la società.

Il provvedimento del giudice ha imposto alla ditta di provvedere al reintegro del lavoratore “nel posto precedentemente occupato, di corrispondere al medesimo una indennità pari all’ultima retribuzione maturata dal giorno del licenziamento all’effettivo reintegro e comunque non superiore a dodici mensilità della retribuzione globale di fatto, con interessi e rivalutazione monetaria dalla data del licenziamento sino al soddisfo e di versare in favore del lavoratore i contributi previdenziali e assistenziali”. Una disposizione che spalanca le porte e fornisce nuove speranze anche agli altri lavoratori dei cantieri di Gallipoli, Alezio e di altre realtà, che hanno ricevuto il licenziamento a seguito della vecchia interdittiva (sospesa poi nel luglio scorso sempre dal tribunale che ha accolto l’istanza di ammissione al controllo giudiziario presentata dalla ditta) e che analogamente hanno impugnato il provvedimento chiedendo il reintegro in servizio.  

Nell’ambito della causa avviata dal dipendente presso il Tribunale di lavoro, gli avvocati Fernando Caracuta e Francesco Piro, hanno rappresentato al giudice quella che ritenevano “la illegittimità del licenziamento” intimato a danno di un lavoratore che, “reo” di aver sbagliato oltre vent’anni fa, aveva poi scontato le proprie condanne e ricostruito la propria vita lavorando onestamente e costruendosi una famiglia.

Il Tribunale ha ritenuto che il lungo decorso del tempo, unitamente al tipo di reati a suo tempo commessi (le cui pene erano state abbondantemente scontate), non erano tali da ledere il rapporto fiduciario con il datore di lavoro e, conseguentemente, da comportare l’immediato licenziamento. Allo stesso modo, il giudice ha ritenuto inesistente, al momento del licenziamento, qualsiasi ragione inerente l’attività produttiva, l’organizzazione del lavoro o il regolare funzionamento di essa che potesse giustificare il licenziamento intimato al lavoratore. “La predetta inesistenza è stata, inoltre, ritenuta manifesta” spiegano i legali Caracuta e Piro, “perché, come dimostrato dalla difesa del lavoratore, quest’ultimo, stando ai certificati del Casellario e dei carichi pendenti prodotti, non risultava essersi mai reso responsabile di uno dei cosiddetti reati spia previsti dalla legge, né avere procedimenti pendenti a suo carico”.

Il giudice del Tribunale del lavoro di Lecce, pertanto, ha accolto il ricorso presentato dai difensori del lavoratore ed ha deciso che “il recesso datoriale va annullato, ai sensi dell’articolo 18, quarto e settimo comma, Legge 300/70 e la Gial Plast srl, soggetto che ha intimato il licenziamento impugnato, deve essere condannata alla reintegrazione del ricorrente nel posto di lavoro precedentemente occupato e al pagamento di una indennità risarcitoria pari all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento all’effettivo reintegro e comunque non superiore a dodici mensilità, con interessi e rivalutazione monetaria dalla data del licenziamento sino al soddisfo, nonché  al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali”.

Soddisfatti anche i Cobas

La decisione favorevole al lavoratore gallipolino è stata accolta con soddisfazione anche dai referenti del sindacato Cobas della provincia di Lecce che ha supportato la battaglia per la salvaguardia dei trenta posti di lavoro. “Il Tribunale di Lecce nella persona del magistrato Maria Gustapane ha emesso la sentenza al primo dei 30 lavoratori licenziati da Gial Plast” recita una nota del sindacato, “la sentenza è favorevole al lavoratore intimando alla Gial Plast il reintegro sul posto di lavoro e il pagamento delle mensilità perse da maggio ad adesso. Le motivazioni del giudice sono le considerazioni espresse dal sindacato Cobas fin dal primo giorno di questa triste vicenda.

“Soprattutto dopo la sospensione della misura di interdittiva antimafia emanata dalla prefettura di Lecce da parte del Tribunale di Lecce. Il sindacato Cobas fin dal primo momento è stato affianco ai lavoratori colpiti e continuerà ad esserlo finché l'ultimo lavoratore non sarà rientrato sul suo legittimo posto di lavoro”.

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