Dai giudici del Tribunale del riesame "no" al dissequestro dei pontili di Otranto

I difensori di Comune e amministratori indagati contavano di far rimuovere i sigilli, citando anche la legge di stabilità

OTRANTO – Restano i sigilli sui pontili di Otranto. Il Tribunale del riesame di Lecce ha rigettato il ricorso presentato per conto del Comune idruntino. Si attendono ora le motivazioni del collegio composto dal  presidente Carlo Cazzella e dai giudici Antonio Gatto e  Maria Pia Verderosa per preparare le eventuali prossime mosse.

Si contava, in particolare, di far leva sul cosiddetto emendamento Marti (proposto dal senatore leghista leccese Roberto Marti), il comma 246 della legge di stabilità del 2019, per garantire il mantenimento dei pontili fino al 31 dicembre del 2020.

Di fatto, i difensori di Municipio e giunta comunale (gli avvocati  Francesco Vergine, Mauro Finocchito e Federico Massa), sostenevano che gli effetti della sentenza del Consiglio di Stato del maggio scorso, che ha ribaltato la disposizione del Tar nell’estenuante battaglia a suon di carte bollate condotta con la Soprintendenza, fossero superati dalla sopravvenuta disposizione normativa che, nel riordinare la materia, permette il mantenimento delle strutture a titolari di concessioni demaniali marittime e di pontili di approdo fino, appunto, all’ultimo giorno dell’anno che sta per nascere.

Il sequestro a inizio dicembre

Il sequestro penale, ultimo tassello della vertenza, è stato disposto il 6 dicembre scorso dal giudice per le indagini preliminari Sergio Tosi, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Gallone, ed eseguito dalla guardia costiera locale. E fa seguito a una serie di diffide già inoltrate da Soprintendenza e Avvocatura distrettuale dello Stato. Indagati sono il sindaco Pierpaolo Cariddi, il vicesindaco Michele Tenore, gli assessori Domenica De Donno, Cristina De Benedetto e Lorenzo Bello e responsabile del settore tecnico comunale, Emanuele Maggiulli (quest’ultimo difeso dall’avvocato Antonio Quinto).

Vengono contestati a tutti e sei l’occupazione abusiva del demanio marittimo (nella zona di terra e nello specchio d’acqua corrispondente) per aver occupato l’area soggetta a vincolo paesaggistico, secondo gli inquirenti in maniera arbitraria; l’esecuzione di lavori in difformità rispetto all’autorizzazione per quanto riguarda i beni paesaggistici; l’inosservanza dei provvedimenti amministrativi. A Maggiulli sono contestate anche le ipotesi di abusi edilizi per ciò che concerne la realizzazione stessa di pontili e sistemazioni di terra.

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Domenica scorsa, ritrovandosi a Otranto, una fetta del mondo imprenditoriale e politico salentino s’è schierato apertamente in una manifestazione di protesta che, partendo proprio dal nodo dei pontili, ha abbracciato la più ampia questione della burocrazia la quale, a detta di molti, imporrebbe una mole eccessiva di vincoli nelle attività che riguardano i litorali, frenando lo sviluppo.

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