Riforma ordinamento delle carceri: a Lecce 176 detenuti in sciopero della fame

Adesioni anche dal penitenziario di Borgo San Nicola all'iniziativa del Partito Radicale, fino al 18 settembre in Puglia con la "Carovana per la giustizia"

LECCE – Sono 176 i detenuti a Borgo San Nicola coinvolti nell’iniziativa di protesta per chiedere l’attuazione della riforma dell’ordinamento penitenziario.

Digiuno, sciopero della spesa e rifiuto del carrello sono le misure adottate da 754 reclusi in tutta la Puglia, di cui 484 nel solo carcere di Foggia. In tutta Italia gli aderenti sono 8mila, informa il partito radicale che dopo le tappe in Calabria, Sicilia e Sardegna, dal 11 al 19 settembre porta in Puglia la “Carovana per la Giustizia” in collaborazione con l’Unione delle Camere Penali. Della carovana fanno parte Rita Bernardini e Sergio D’Elia, coordinatori della presidenza.

Numerosi gli obiettivi dell’iniziativa, che consisterà in dibattiti i visite agli istituti penitenziari: l’adesione alla raccolta firme sulla proposta di legge delle Camere Penali per la separazione delle carriere dei magistrati, arrivata già a oltre 63mila sottoscrizioni; amnistia e indulto; superamento di trattamenti crudeli e anacronistici come il regime del 41 bis e il sistema dell’ergastolo, a partire da quello ostativo; approvazione dei decreti delegati della riforma dell’ordinamento penitenziario; Il Partito Radicale punta ad arrivare a 3mila iscritti entro il 31 dicembre 2017 per continuare le lotte di Marco Pannella.

Maurizio Turco, membro della presidenza del Partito Radicale, ha commentato : “l’obiettivo dei tremila iscritti è stato fissato dalla mozione approvata il 3 settembre scorso dal 40°esimo congresso straordinario, convocato dagli iscritti dopo la scomparsa di Marco Pannella; questo obiettivo va raggiunto e dovrà essere riconfermato anche nel 2018,pena l’autoscioglimento del partito stesso. Al momento abbiamo superato i 1800 iscritti, nonostante la censura mediatica che ci coinvolge e che coinvolge l'intero tema giustizia, tranne nell'emergenza. Si è deciso di non parlare di giustizia perché questa giustizia reazionaria è sempre più un problema che necessita di riforme radicali”.

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