Riforniva "Tannatu" di cocaina, braccato dai carabinieri il pusher si consegna

Un brindisino arrestato. Avrebbe rifornito di droga Marco Barba, il noto pregiudicato gallipolino. Scoperto con attività tecniche

BRINDISI – Gli inquirenti ritengono che fosse il principale fornitore di stupefacenti, nello specifico cocaina, di Marco Barba, alias Tannatu, il noto pluripregiudicato gallipolino, 45enne, in un periodo in cui questi era ai domiciliari. L’accusa è costata l’arresto nei confronti di  Danilo Pugliese, 49enne di Brindisi, noto nella sua cerchia come Babbalasciu. Era ricercato da qualche tempo proprio per questo motivo. E alla fine, sentendosi braccato, ha deciso di costituirsi presso la questura brindisina.

Qui, ha ricevuto ieri la notifica di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere dei carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Gallipoli. Altri due soggetti, nello stesso ambito, sono indagati a piede libero.

L’arresto di Pugliese nasce in seguito al monitoraggio delle attività tecniche, fra cui intercettazioni, avviate fin dal 2016 a carico di Barba, indagato per altri motivi. E’ così che i carabinieri hanno scoperto anche un approvvigionamento cocaina di Barba da Pugliese. La Dda di Lecce ha così richiesto e ottenuto l’emissione di una misura di custodia cautelare verso il brindisino. Ora l’uomo si trova in carcere.

Le estorsioni e le armi

L’operazione, ribattezzata “Barbapapà III”, è dunque un ulteriore filone investigativo che si dipana dalle altre due inchieste su Marco Barba, tutte condotte dai militari dell’aliquota operativa di Gallipoli. La prima si è conclusa il 3 dicembre del 2016 con la sua cattura. Elemento di spicco della Sacra corona unita (ritenuto inserito nel clan Padovano), in quel caso gli erano stati contestati tentata estorsione, atti persecutori, attentati incendiari e dinamitardi ai danni di commercianti e privati cittadini, porto e detenzione di munizionamento e armi da fuoco di diversa tipologia, sia comune da sparo, sia da guerra, oltre che di materiale esplodente (dieci anni in primo grado).

L'omicidio del marocchino

Nel 2017, poi, una svolta inattesa, nata dalle dichiarazioni della figlia di Barba. Mentre era già in carcere, gli sono stati contestati gli ancor più gravi reati di omicidio volontario e soppressione di cadavere. Questo, dopo il rinvenimento, all’interno di un bidone in un boschetto alla periferia estrema di Gallipoli, in contrada del Carmine, del cadavere del giovane marocchino Khalid Lagraidi. Era il 31 gennaio 2017. Nel marzo scorso, Tannatu è stato condannato a trent’anni.

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Commenti (1)

  • La notizia dell'arresto di un ricercato viene riportata correttamente ! Reiterare la storia giudiziaria di Marco Barba,mi sembra eccessivo e a volte errata.Difatti Barba pur essendo stato condannato a 30 anni per omicidio,quella pena non è frutto di Patteggiamento bensì di Rito abbreviato,e i cronisti addetti ai lavoro conoscono la profonda differenza.

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