San Basilio, ritorno al presidio. E a San Foca scorrono lacrime di gioia

Dal punto di vista di chi si è opposto dal primo minuto alla costruzione del gasdotto, quella di oggi è stata una giornata particolare. Il racconto

Gianluca Maggiore nel presidio.

SAN FOCA (Melendugno) – Scorrono lacrime di liberazione sul volto di Enzo Concepita. Una sessantina di anni sul groppone, un rinomato ristorante da portare avanti a San Foca e da sei anni il fardello di un impegno in prima linea nel Comitato No Tap.

Quando Gianluca Maggiore, uno dei due storici portavoce del movimento di opposizione al gasdotto, gli comunica che la cosiddetta zona rossa non è più in vigore perché l’ordinanza prefettizia non è stata rinnovata, l’omaccione quasi barcolla, si porta le mani al volto per coprire le lacrime che nascono spontanee come un’esplosione di gioia nel cuore che fa fatica a trattenere.

Enzo Concepita è tra i tanti destinatari dell’avviso di sanzione amministrativa – da 2mila 500 a 10mila euro – per i blocchi stradali di luglio per fermare la movimentazione degli ulivi espiantanti nell’area di San Basilio: insomma non si è limitato, ma questa è storia vecchia, a introdurre nel suo menu la frittura No Tap e a dichiarare che nel suo locale non sarebbero stati graditi i promotori e i sostenitori dell’infrastruttura energetica che prevede l’approdo proprio a poche centinaia di metri dal luogo in cui è nato. Solo la scorsa notte, aggiunge, è stato fermato per una identificazione sotto casa dopo essere stato seguito in auto per alcuni chilometri.

Ma i ricordi risalgono a ritroso: la notte di Capodanno del 2011, guardando verso il mare, lo stesso dove si è ripromesso di pescare calamari per quella che questa sera sicuramente sarà una cena molto partecipata, vide a pochi metri dalla riva quella che definisce “astronave” o una “specie di discoteca”. In realtà era una piattaforma, piena di luci, con la quale la ditta specializzata incaricata da Tap iniziava a sondare la qualità e la consistenza del fondale marino. Da allora il suo impegno nella causa contro il gasdotto, così come quello di tutta la famiglia, a partire dalla sorella Tonia, è stato costante, senza ripensamenti, con tutte le conseguenze del caso.

Il suo percorso è per molti versi simile a quello di Maggiore che oggi, intorno a mezzogiorno, è tornato liberamente nel fondo dove era stato collocato il presidio permanente, abbandonato nottetempo esattamente un mese addietro con l’entrata in vigore dell’ordinanza e poi inglobato nella fascia di esclusione creata a protezione del cantiere e quindi inaccessibile. I letti, uno singolo e uno a castello, così come la masserizie, danno esattamente l’idea di un posto lasciato in fretta e furia (anche se la scritta "tanto ci ritorniamo" su una pedana suona oggi a metà tra un auspicio e una premonizione): non è stato possibile portare via nemmeno un trolley e un paio di scarpe che sono ancora lì, a distanza di un mese, così come il megafono appoggiato su un tavolo di fortuna insieme a tanti altri oggetti del vissuto quotidiano.

internopresidio-2Persone comuni, senza un passato di militanza ideologica che potesse fornirgli un qualche background, che si sono ritrovate da un momento all’altro dentro un meccanismo più grande di loro ingaggiando una lotta impari che, prima ancora del tam tam mediatico sugli ulivi espiantati e delle passerelle politiche nell’area di cantiere, è stato condotta con una puntigliosa opposizione documentale, degna del più tenace topo di biblioteca.

Oggi per loro è un giorno speciale, anche se non definitivo: la Banca Europea degli Investimenti, proprio ieri sera, ha rinviato il suo assenso al mega prestito da 1,5 miliardi di euro per la costruzione dell'opera. Poche ore dopo, contrariamente a tutte la attese, è arrivata la notizia che l’ordinanza non sarebbe stata prorogata. Una coincidenza (?) che ha segnato nella lunga storia del gasdotto Tap una pagina importante anche se il resto è ancora tutto da scrivere. Ci sono denunce, fogli di via e indagini in corso a ricordare il prezzo da pagare in una "vertenza" tutt'altro che conclusa. Oltre a una sfilza di sentenze della magistratura e di autorizzazioni ministeriali che sanciscono la legittimità delle procedure seguite e dei lavori per un'opera che l'Italia e le istituzioni politiche europee considerano strategica nella diversificazione delle fonti di approvvigionamento energetico.

“La Bei temporeggia oramai dal 2015 - risponde Maggiore -: ogni mese puntualmente slitta la decisione e bisogna dare atto alla mobilitazione internazionale in corso di aver fatto pressioni efficaci per fare capire la posta veramente in palio. Possiamo anche rilevare e rivelare qualcosa che è trapelato: se prima era la Germania a opporsi a questo finanziamento, adesso che il veto è venuto meno la questione è diventata il rispetto della cosiddetta equity della banca: il rispetto dei diritti umani, degli standard europei sulla procedure, la stessa fattibilità dell’opera. È chiaro che oramai il movimento è fluido: non sono più io, in realtà non sono mai stato io, ma è evidente che chi ha compreso qual è il problema di sistema che riguarda queste grandi opere si oppone in tutti i modi possibili, ognuno con le sue convinzioni e i suoi metodi: è recente la presa di posizione addirittura della chiesa di Lecce”.

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