Sammarruco accusa: "Nel Club Med impongono il voto"

Secondo il candidato sindaco del centro destra a Otranto, il villaggio sarebbe diventato "centro di propaganda elettorale in favore della lista concorrente con la richiesta di fotografare il voto"

Corrado Sammarruco
Ad Otranto nessuno lo dice, ma tutti ne parlano: lo strano caso di un giovane, che sarebbe stato vittima di un'ingiustizia sul lavoro, passa di bocca in bocca come l'argomento principe di questi giorni di metà maggio. In tempi di campagna elettorale, sono in molti a credere che non sia troppo opportuno esporsi e dire la propria. E così l'episodio sembra velato di mistero ed intruppato nei discorsi della gente sulla villa o nei bar: ma se qualcuno chiede conferme, tutti si guardano bene dal rispondere. Si preferisce piuttosto scuotere la testa, fare spallucce, dar l'impressione di essere all'oscuro di tutto. Ma in che consisterebbe l'episodio famigerato?

Un giovane otrantino, dunque, si sarebbe presentato a lavorare in una struttura turistica cittadina, ma al momento dell'assunzione, si sarebbe visto ritirare il posto di lavoro senza una chiara motivazione. Il giovane, colto di sorpresa, avrebbe scoperto in un secondo momento che, dietro a questa inspiegabile decisione, si sarebbe celata l'opera persuasiva di un ex politico locale, vicino alla lista di "Otranto Domani", che non avrebbe gradito il suo atteggiamento al comizio della lista concorrente: il giovane, in sostanza, si sarebbe reso "reo" di aver applaudito gli interventi di quella parte politica. Un vero e proprio atto di ritorsione negli ambienti lavorativi che non avrebbe lasciato indifferente il giovane, che, anzi, sarebbe andato a cercare personalmente spiegazioni dall'ex assessore, sul quale erano ricaduti i suoi sospetti. A diramare la questione si sarebbe impegnati in prima fila i due candidati sindaci.

Ma nei comizi pubblici, solo un ex vicesindaco di centrosinistra, ora in "Alleanza per Otranto, avrebbe avuto il coraggio di puntare il dito sull'accaduto, facendo notare come si possa togliere tutto, "ma non la libertà di pensiero". Il caso, tuttora, è controverso, ricco di smentite e frasi sibilline: si confida in repentine ed attendibili delucidazioni. Quel che è certo resta che il paese è inondato da continue supposizioni di "pressioni politiche", più o meno reali, che starebbero contaminando gli ambienti lavorativi ed avvelenando il clima, già teso, della partita elettorale. Si colloca su questa scia, di fatti, la lettera che l'avvocato Corrado Sammarruco, candidato primo cittadino del centrodestra, ha deciso di inviare al Club Mediterranee, una delle più prestigiose strutture turistiche della città, che sarebbe teatro, stando al testo, di situazioni poco limpide. Nella lettera viene, infatti, denunciata l'imposizione al personale della struttura di votare per la lista concorrente; non solo, ma persino di fotografare, all'interno della cabina elettorale, l'espressione di voto della scheda, a garanzia delle promesse previe di preferenza.

Per Sammarruco, quel luogo sarebbe diventato "un centro di propaganda elettorale in favore della lista concorrente alla mia". Quel che, dunque, sorprende e pare raccapricciante è proprio la vicenda dei telefonini e l'eventuale richiesta di fotografare il voto. Ripensando ad un passato non tanto lontano e senza l'invasione di varie multimedialità, potremmo sicuramente ricordare come la cabina elettorale fosse sempre stata il luogo deputato ad una scelta personale e totalmente privata. Su questa intimità spesso si giocavano sia gli slogan elettorali (celebre quello con cui don Camillo ammaestrava i suoi fedeli: "Ricordati che nell'urna elettorale Dio ti vede, Stalin no") che la sicurezza stessa dell'elettore, che spesso e volentieri, prometteva il suo voto a chiunque glielo chiedesse, per poi esprimersi in tutt'altro modo al momento decisivo del voto, senza peraltro essere passibile di ritorsioni (salvo ovviamente spiacevoli eccezioni).

La lettera inviata dal candidato sindaco Sammaruco

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