Dune e vegetazione sbancate a Belvedere. Sigilli ad un’area di pertinenza del lido

Capitaneria di porto e polizia provinciale hanno eseguito il provvedimento disposto dal gip sul litorale di Porto Cesareo. Si contestano reati ambientali su un’area sabbiosa di oltre 700 metri quadri per far posto ad ombrelloni e lettini

Foto di repertorio

PORTO CESAREO - C’è  necessità di approfondire la vicenda che riguarda l’ipotesi di interventi di sbancamento del litorale sabbioso, senza alcun nulla osta e autorizzazione in merito, in una zona privata ricadente nell’area di pregio naturalistica della località Belvedere di Porto Cesareo. Per questo motivo il giudice per le indagini preliminari, Giovanni Gallo, ha deciso di accogliere la richiesta della procura già avanzata nell’aprile scorso, tramite il pubblico ministero Alessandro Prontera, titolare dell’inchiesta che interessa da vicino i titolari, vecchi e nuovi dell’omonimo stabilimento Belvedere, disponendo il decreto di sequestro preventivo di un’area di circa 720 metri quadrati.

Il provvedimento, accolto il 26 giugno scorso, è stato eseguito dal personale della capitaneria di porto di Gallipoli e dell’ufficio marittimo di Torre Cesarea e dalla polizia provinciale che nel corso degli anni hanno effettuato i relativi controlli e rilevato lo sbancamento di dune e vegetazione, a partire dal 2016 e sino a quest’anno, informando la procura di quanto rilevato. Le accuse ipotizzate dalla procura e mosse nei confronti delle legali rappresentanti (che si sono succedute nella titolarietà della società “Belvedere lido sas” dell’omonimo stabilimento), sono  quelle di deturpamento di bellezze naturali, abusivismo edilizio e occupazione non autorizzata del demanio marittimo. I sigilli riguardano solo l’area di proprietà della società Belvedere interessata dagli interventi di sbancamento del litorale sabbioso contestati ed effettuati, secondo l’accusa, in assenza di alcun nulla osta rilasciato dalle autorità preposte e che avrebbero “provocato un insanabile mutamento dell’ambiente e la conseguente progressiva desertificazione dell’area in funzione di una massiva antropizzazione della stessa, finalizzata all’installazione di un consistente numero di ombrelloni e attrezzature balneari e alla delimitazione dell’area artificialmente recuperata mediante infissione di rete metallica anch’essa in assenza di qualsivoglia titolo edilizio”.

Secondo la procura e nella motivazioni di accoglimento del Gip sulla richiesta di sequestro preventivo si evidenzia che gli interventi di sbancamento sabbioso non autorizzato sarebbero avvenuti “in un’area di proprietà privata di particolare pregio ambientale, ricadente all’interno dell’area di rispetto del confine dei 30 metri  dal demanio marittimo e sottoposta a plurimi vincoli di natura paesaggistico-ambientale e posti in essere in località Belvedere di Porto Cesareo in assenza di qualsivoglia  nulla-osta rilasciato dalle autorità preposte”.

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