Scienza, politica e xylella: il confronto critico è il grande sconfitto

La svolta giudiziaria impressa dalla Procura di Lecce, ben lungi dall'essere una sentenza definitiva, apre però un profondo squarcio sugli interrogativi che sussistono nella vicenda sin dall'inizio. Un duro colpo per gli esponenti del pensiero mainstream

LECCE – Non è certo una lista di nomi sul registro degli indagati a stabilire la fine di una storia. Anche perché non è detto che ci sia un epilogo, soprattutto nel breve periodo.

La mossa della procura della Repubblica di Lecce, al termine di un lungo periodo di approfondimento sulla vicenda della Xyella fastidiosa e del complesso del disseccamento dell’ulivo, ben lungi dall’essere definitiva e risolutiva, è però la dimostrazione che porsi con un ragionamento critico senza avere la pretesa di spacciare verità e condurre battaglie è un metodo ancora possibile per raccontare e informare.

Non c’è articolo da parte di questa testata che non abbia posto in dubbio il nesso di causalità tra la diffusione del batterio e quella del disseccamento, la necessità delle eradicazioni, che non abbia esortato all’incentivazione della ricerca, che non abbia dato voce alle perplessità e al dissenso. Non abbiamo certo noi le competenze per dire, in assoluto, cosa è giusto e cosa no, ma di certo non ci manca l’indipendenza di giudizio per far capire che un’idea l’abbiamo e anche bella chiara, almeno ogni tanto. 

E in questa storia l’unica certezza sono i tanti, troppi, punti interrogativi che l’hanno caratterizzata sin dall’inizio. A noi la risposta d’urgenza del piano Silletti non ci ha mai convinto, né tantomeno quelle campagne quasi intimidatorie per le quali chiunque si opponesse ai tagli era additato come stregone, incompetente, bastian contrario, affetto dalla sindrome nimby e chi più ne ha più ne metta. Il pensiero mainstream, anche nell'affaire xylella, ha pensato di poter indicare la retta via.

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