Bagnino scova mina antinave a 3 metri dalla costa: fatta brillare al largo

Era una P200 piena di tritolo, in uso nella Seconda guerra mondiale come sbarramento alle imbarcazioni nemiche, incredibilmente intatta. E si trovava ad appena un metro di profondità di fronte al lido "Le Cesine". Sul posto la guardia costiera di San Cataldo e gli artificieri del nucleo Sdai di Taranto

VERNOLE – Gli artificieri del nucleo Sdai della Marina militare, di stanza a Taranto, non hanno perso tempo. E’ stato sufficiente che ieri la guardia costiera dell’Ufficio locale marittimo di San Cataldo, comandante dal maresciallo Simone Gatto, mostrasse alcune immagini perché già questa mattina gli specialisti si fiondassero nei pressi dell’area naturale delle Cesine, nel tratto di mare dov’era da poco stato individuato un ordigno. Per la precisione, si tratta di località “Strada Bianca”, ricadente nell’agro di Vernole.

L’aspetto particolare è che, sebbene si trattasse di un residuato bellico della Seconda guerra mondiale, mai come questa volta lo stato di conservazione era tale per cui il pericolo non si poteva escludere a priori. Tanto più che l’oggetto in questione era una mina antinave P200, caricata con 200 chili di tritolo. Il classico congegno di forma sferica, dotato sulla superficie di sensori di detonazione, usato nello sbarramento delle imbarcazioni nemiche. Incredibilmente intatto e con gli innesti presenti, anche se rotti.

IMG-20150725-WA0006-2Ma c’è di più. La mina è riaffiorata dalla sabbia e dal tempo ad appena un metro di profondità e a soli tre di distanza dalla riva del lido “Le Cesine”. E’ stato, infatti, proprio un bagnino, Pierpaolo Leo, a scovarla. Nonostante lo strato superficiale di alghe, la forma innaturale ha suggerito che potesse trattarsi di un contenitore metallico pieno di esplosivo ed ha composto il 1530, numero d’emergenza della capitaneria di porto.

(Guarda il video)

Una volta appurato che si trattava di una mina antinave, l’intera zona, per mare e per terra, è stata interdetta al passaggio per un chilometro, su ordine della Prefettura. Carabinieri e polizia locale di Vernole hanno apposto le transenne.

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Gli artificieri hanno lavorato a lungo, perché l’operazione non è stata per niente semplice. Il fondale così basso non ha aiutato le operazioni, considerando anche il peso della mina. Con una certa difficoltà, alla fine è stata imbracata e fatta riemergere, quindi trasportata a un miglio e mezzo dalla costa, per essere brillare. Intorno all’una il pericolo era ormai scongiurato. L’intera zona è stata riaperta.             

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