Redditi bassi, ma “alti” giri di denaro sospetti: scatta il sequestro di un bar

Sigilli a un locale a Taviano, nella cui gestione è coinvolto un 29enne tenuto d’occhio dai finanzieri. La misura richiesta dalla Direzione distrettuale antimafia

I finanzieri del Gico di Lecce.

TAVIANO – Coinvolto nella gestione di un bar di famiglia a Taviano, intestato formalmente a una parente stretta, ma la sproporzione tra il flusso di denaro che transitava dai conti e i redditi dichiarati lo hanno incastrato. Sigilli al locale e, in futuro, una possibile confisca. Il Tribunale di Lecce, davanti a quella evidente  sproporzione tra i vari redditi della famiglia e i soldi realmente maneggiati, ha così disposto il sequestro di due conti correnti bancari e dell’attività commerciale, il cui valore complessivo è stato stimato in oltre 250mila euro.

I finanzieri – quelli del  Gruppo investigativo sulla criminalità organizzata del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Lecce -  si sono presentati questa mattina nella caffetteria della cittadina,  due anni e mezzo fa già oggetto di perquisizione nella quale le fiamme gialle trovarono 90mila euro in contanti. La misura, ai sensi del Codice antimafia, è stata disposta perché il ragazzo tenuto sotto osservazione, S.S., 29enne di origini albanesi e con alcune condanne per spaccio di droga alle spalle, ritenuto socialmente pericoloso, dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.

Il video: le fiamme gialle raggiungono il bar a Taviano

L’uomo è al momento ristretto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione e l’attività commerciale sequestrata è stata affidata a un amministratore giudiziario. I militari si sono presentati su disposizione della Direzione distrettuale antimafia di Lecce che ha emesso il decreto di sequestro. L’indagine è partita dalla constatazione della sproporzione dei redditi del nucleo familiare preso in esame: i finanzieri non hanno trovato alcuna corrispondenza tra quelli dichiarati (insufficienti persino il proprio autosostentamento) e la gestione di somme di denaro elevate. Queste ultime, secondo gli inquirenti, sarebbero dunque provenienti da altre attività condotte dal 29enne, presumibilmente entrate ricavate da "business" illeciti.

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