Sequestro del lido “Cala Marin” di Torre dell'Orso, negata la facoltà d’uso

I sigilli stati apposti a marzo per presunti abusi edilizi e ambientali. Tra gli indagati, il titolare, il sindaco di Carmiano Mazzotta

Foto di repertorio.

LECCE - Niente da fare. Il lido “Cala Marin”, in località “Le due sorelle”, a Torre dell’Orso, resterà chiuso. Questo all’esito della decisione, presa nei giorni scorsi, dal gip (giudice per le indagini preliminari) Cinzia Vergine di respingere la richiesta del titolare della struttura, il sindaco di Carmiano Giancarlo Mazzotta, di un incidente di esecuzione, ossia di un confronto tra le parti finalizzato a ottenere la facoltà d’uso e in subordine la facoltà d’uso con eventuali prescrizioni ed eventuale versamento di una cauzione, o quanto meno la nomina di un amministratore giudiziario.

La giudice - che il 26 marzo scorso ha firmato il decreto di sequestro preventivo dello stabilimento balneare (della superficie complessiva di circa 2.500 metri quadrati) - ha bocciato l’istanza soprattutto perché il carico urbanistico, paesaggistico e l’occupazione dello spazio demaniale, stando alle verifiche degli investigatori, costituirebbe un pericolo. La proprietà avrebbe manifestato la volontà di eseguire alcuni interventi per risolvere il problema, ma questi sono stati ritenuti insufficienti.

Procedono intanto gli accertamenti nell’ambito dell’inchiesta condotta dal pubblico ministero Roberta Licci e che vede iscritti sul registro degli indagati il sindaco Mazzotta,  nel ruolo di amministratore unico della società “PGH Beach srl”, proprietaria dello stabilimento balneare ;  i funzionari del Comune di Melendugno, Salvatore Petrachi, dirigente dell’ufficio tecnico, e la geometra Angela De Giovanni, tecnico istruttore dell’ufficio Urbanistica; e l’architetto Antonio Cioffi.
Per tutti e quattro sono ipotizzati i reati di distruzione o deturpamento di bellezze naturali, di occupazione abusiva di spazio demaniale, e violazioni al codice dei beni culturali e del paesaggio e al testo unico in materia di edilizia. Petrachi e De Giovanni sono indagati anche per abuso d’ufficio.

Secondo l’accusa, il permesso di costruire rilasciato nel 2017 alla “PGH Beach srl” è illegittimo perché ha permesso di realizzare una struttura completamente nuova alla precedente, rispetto alla quale erano state rilasciate le concessioni, edilizia (nel 2003) e demaniale (nel 2009), con la realizzazione di opere che per materiali, dimensioni, forma e disposizione planimetrica, avrebbero avuto un forte impatto ambientale. Tra le violazioni riscontrate ci sarebbero quella della realizzazione di una cucina (vietata dal piano regionale delle Coste che prevede, per quel tratto di costa, servizi minimi essenziali, limitati al chiosco bar e ai servizi igienico-sanitari), e la mancata rimozione dell’intero complesso al termine della stagione estiva.

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Non solo. Sarebbero state trasgredite anche le prescrizioni imposte con il rilascio della Via (Valutazione di incidenza ambientale) rilasciata il 9 maggio 2016 dalla Provincia di Lecce. Durante un sopralluogo gli ufficiali della Polizia provinciale di Lecce, annotarono che gli impianti e i vani sul versante ovest della struttura non rispettavano il limite di distanza previsto dalla duna, ma erano installati a ridosso di questa, con tubazioni che passavano in parte sotto alla duna stessa.

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