Le indagini travolgono gli stabilimenti. Sequestrato il “Bahia del Sol”

I militari hanno apposto i sigilli alla struttura, sulla litoranea Porto Cesareo-Torre Lapillo, su richiesta del sostituto procuratore Antonio Negro. La misura rientra nell'ambito di uno dei filoni d'inchiesta scattati nel comune jonico sul presunto abusivismo edilizio

Lo stabilimento sequestrato (Foto di Antonio Quarta)

PORTO CESAREO – La stagione, a Porto Cesareo, si fa calda. Soprattutto dal punto di vista giudiziario. Dopo gli scandali a palazzo, che hanno portato ad avvisi di garanzia e accertamenti sul presunto voto di scambio, non accenna a fermarsi anche l’altro filone d’inchiesta: quello sui presunti abusi edilizi nella zona.

Nelle prime ore di questa mattina, infatti, i carabinieri della compagnia di Campi Salentina hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo dello stabilimento “Bahia del Sol snc” - sulla via provinciale che congiunge il comune jonico alla marina di Torre Lapillo - emesso dal gip del Tribunale di Lecce, su richiesta del sostituto procuratore Antonio Negro, sulla scorta di un sopralluogo effettuato da un consulente, nominato dalla Procura della Repubblica del capoluogo salentino, lo scorso 13 marzo.

In occasione delle verifiche, sono emerse numerose irregolarità, la maggior parte delle quali apparentemente di recente realizzazione. Si tratta, nello specifico, di una recinzione metallica edificata sulla spiaggia, che taglia in due una duna, separando la parte alta dalla battigia. Come se non bastasse, due pedane in legno su area demaniale - una ospitante un bar e l’altra due vasche idromassaggio a pochissimi metri dall’acqua - e un  viale di accesso libero al mare sono stati praticamente privatizzati. Così come diverse strutture non sono più removibili ma fisse, trasgredendo di fatto la legge. Gli atti relativi allo stabilimento erano stati precedentemente prelevati dal Comune di Porto Cesareo, una decina di giorni prima dell’ispezione, dai militari dell’Arma, coordinati dal capitano Nicola Fasciano.

Il pubblico ministero ha così disposto - e motivato - il provvedimento: “Emerge dalle indagini, non ancora concluse, che sono in corso di edificazione manufatti a destinazione turistica in grave violazione di normativa urbanistica e ambientale”. Per il pm, inoltre, il sequestro probatorio è funzionale ad “effettuare i necessari accertamenti, anche tecnici, di riscontro, che ovviamente saranno tempestivamente effettuati, nonché anche per evitare che la prosecuzione dei lavori possa pregiudicare lo svolgimento degli stessi accertamenti in corso”.

La nota struttura, appartenente a Luca Giuseppe Mangialardo, originario di Copertino, aveva già ricevuto una “visita” da parte dei militari dell’Arma, i quali avevano apposto i sigilli nel corso di una notte di movida nel mese di agosto del 2012, sulla strumentazione utilizzata per l’intrattenimento dei clienti. Intervenuti intorno alle 3,30 del mattino, infatti, richiamati dal volume troppo alto, gli inquirenti avevano sequestrato l’attrezzatura del dj, casse acustiche e mixer compresi.

Un mese addietro, inoltre, fu la volta di un’altra struttura, finito sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Si tratta del villaggio “Riva degli Angeli”, sempre sulla litoranea per Torre Lapillo, che il 25 febbraio scorso, fu sequestrata per abusivismo edilizio, nell’ambito di un’indagine condotta dal sostituto procuratore Carmen Ruggiero. Di proprietà di Giuseppe Durante, consigliere comunale con delega al Turismo, già indagato insieme ad altre cinque persone (tra cui il sindaco Salvatore Albano)per voto di scambio.

I cinque, infatti, sono stati destinatari di altrettanti avvisi di garanzia emessi nell’ambito del fascicolo sul presunto voto di scambio avvenuto nell’ambito dell’ultima tornata elettorale del 2011.

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