Servì al marito un caffè col veleno per topi, prosciolta dopo perizia psichiatrica

Il gup Vincenzo Brancato ha stabilito, sulla base della consulenza svolta, che la donna era incapace di intendere e di volere

LECCE – Si è chiusa con un proscioglimento la vicenda giudiziaria che vedeva come imputata una donna di 57 anni di Veglie, accusata di aver versato del veleno per topi nel caffè del marito. Il gup Vincenzo Brancato ha disposto il non luogo a procedere per la donna, assistista dall’avvocato Emanuela Piscopo, perché incapace di intendere e di volere (sulla base di una perizia psichiatrica) e quindi non imputabile.

I fatti risalgono al pomeriggio del 16 novembre 2014. Il marito della donna, un pensionato di cinque anni più anziano, subito dopo aver bevuto il caffè dalla tazzina, avvertì subito un sapore sgradevole e capì che dentro c’era finita qualche sostanza. Pur non avvertendo un malore particolare, fu colto da un comprensibile stato di paura e si recò presso l’ospedale di Copertino, dove i medici gli praticarono una lavanda gastrica, tenendolo ancora ricoverato per altri accertamenti. Per la donna scattò il ricovero presso l’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, nel reparto psichiatrico, dove fu sottoposta a un trattamento sanitario obbligatorio.

La conferma arrivò alcune settimane dopo dagli esami tossicologici depositati dal consulente nominato dalla Procura, Giacomo Greco. C’era del veleno per topi nel caffè che la donna servì al marito. Fatti per cui la donna non sarà processata ma sottoposta alle cure del caso.

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