Sesso col pm in cambio di favori, l'avvocatessa è libera e chiede di patteggiare

Il gip di Potenza ha revocato i domiciliari disposti il 6 dicembre nei riguardi di Benedetta Martina, 32 anni, di Copertino, perché sono venute meno le esigenze cautelari

LECCE – Respirerà la libertà l’avvocatessa Benedetta Martina, 32 anni, di Copertino, dopo aver trascorso più di un mese e mezzo ai domiciliari con la pesante accusa di aver offerto il proprio corpo al pubblico ministero Emilio Arnesano in cambio di favori. Il giudice del Tribunale di Potenza Amerigo Palma ha accolto l’istanza formulata dal difensore dell’indagata (l’avvocato Stefano Prontera), basata sul presupposto che fossero venute meno le esigenze cautelari.

Ora al gip arriverà una nuova richiesta, quella di patteggiamento a due anni e 8 mesi, col beneficio della sospensione della pena, che ha già trovato parere favorevole del sostituto procuratore Veronica Calcagno. Si tratta di una scelta processuale che non corrisponde ad un'ammissione di colpa. Tant'è che la 32enne ha sempre negato l'accusa di aver avuto rapporti sessuali con il magistrato Arnesano (sospeso dalle funzioni dopo l’arresto del 6 dicembre) per ottenere aiuto in due procedimenti penali di suoi assistiti e il superamento della prova dell’esame di abilitazione alla professione forense (sessione 2017) dell’amica Federica Nestola, 32 anni, di Leverano. Martina ha negato gli addebiti anche qualche giorno fa, quando su invito degli inquirenti, ha sostenuto un nuovo interrogatorio.

Indagati nello stesso procedimento (che potrebbe presto chiudersi nella richiesta di giudizio immediato da parte della Procura) ci sono anche pezzi grossi della Asl e altri avvocati del Foro di Lecce: Carlo Siciliano, il direttore del dipartimento di medicina del lavoro e di igiene ambientale, il dirigente generale della Asl di Lecce Ottavio Narracci, il primario di ortopedia Giuseppe Rollo e il primario di neurologia presso l’ospedale “Vito Fazzi” Giorgio Trianni. Sono tutti ai domiciliari, come lo stesso Arnesano. Sono invece indagati a piede libero: Nestola (sospesa per un anno dalla professione); l’avvocato Mario Ciardo (colpito dal divieto di dimora nel Comune di Lecce); l’avvocato Augusto Conte, (sospeso per due mesi dal ruolo di vicepresidente del Consiglio distrettuale di disciplina) e l’avvocatessa Manuela Carbone.

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Commenti (5)

  • Bisognerebbe revocare ad ogni inquisito la qualifica acquisita e riportarli alla cruda realtà della vita, ma come al solito finirà tutto a tarallucci e vino, alla faccia delle risorse umane edecpnomiche sostenute per questo caos giudiziario

  • Finirà tutto in un nulla di fatto. Come sempre!!

    • Forse non hai letto bene l'articolo: il primo indagato ha chiesto di patteggiare una pena di 2 anni e 8 mesi (ossia 4 anni di reclusione, con lo sconto di un terzo che le spetta per avere rinunciato al processo di fatto ammettendo le sue colpe), pena per la quale non le può essere neanche riconosciuta la sospensione condizionale. Cosa volevi, il rogo?

      • É solo una questione di latitudine: in Arabia saudita avrebbe avuto di peggio.

      • Ahahhahaha

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