Sorpreso alla stazione Termini: arrestato il latitante leccese Nisi

Ritenuto uno dei leader di un sodalizio criminale dedito al traffico di droga e alle estorsioni, il 60enne era sfuggito al maxi-blitz del 24 gennaio scorso, con oltre quaranta arresti. Per individuarlo, hanno seguito una donna

Polizia alla stazione Termini (@TM News/Infophoto)

 

ROMA – E’ finita la latitanza di Roberto Nisi, il 60enne di Lecce datosi alla macchia fin dall’alba del 24 gennaio scorso, quando la squadra mobile fece scattare le manette per quarantanove persone, implicate a vario a titolo in un presunto giro di estorsioni e traffico di stupefacenti, all’ombra della Sacra corona unita. Proprio Nisi, ritenuto uno dei leader, riuscì insieme a pochi altri a far perdere le tracce. Ora, a distanza di quattro mesi, la polizia l’ha rintracciato, e ben lontano da Lecce. Si era nascosto fra le spire tentacolari della Città Eterna.

Proprio la squadra mobile di Roma, in supporto alla polizia di Lecce e alla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino, che non hanno mai smesso di cercarlo, gli ha stretto le manette ai polsi, nella stazione Termini, alle undici e mezzo di questa mattina. Già ieri gli agenti avevano iniziato a chiudere il cerchio, dopo aver avuto il sentore che il 60enne stesse per incontrarsi con una donna. Del resto non si trattava della prima occasione e  gli investigatori che lo pedinavano da tempo, lo sapevano bene.

Sono stati messi in atto servizi di monitoraggio che hanno permesso di comprendere che la donna, a bordo del treno proveniente dal capoluogo salentino, stava raggiungendo la stazione ferroviaria romana. Nisi si era tarsferito in una cittadina alle porte della capitale ma, presumibilmente, aveva già prenotato un biglietto per posti meno raggiungibili dagli inquirenti. Saranno ulteriori verifiche, nel corso delle prossime ore, a chiarire quest'aspetto. Gli agenti della mobile leccese e capitolina, lo hanno individuato, leggermente trasformato nelle sembianze, arrestandolo. Addosso aveva sia un documento di identità, sia la patente. Ma entrambi falsi. Non ha opposto resistenza, ma ha tentato l'ultima, timida carta, negando la sua identità. "No, non sono io". Ma il clic delle manette è scattato immediatamente. Nonostante le migliaia di persone che, quotidianamente, transitano nella stazione Termini. Rispetto alle ultime immagini note di lui, si era fatto crescere i baffi ed aveva tinto i capelli di nero. E mai come in questo caso, si può citare Dumas: "Cherchez la femme".

L’INCHIESTA: DROGA E RISCOSSIONE DEL “PUNTO”

Le indagini sulla presunta associazione, estese in più zone dell’hinterland del capoluogo, nacquero nel corso dell’identificazione dell’au

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tore dell’omicidio di Antonio Giannone, avvenuto a Lecce, in via Terni, la sera del 6 aprile del 2009. Per quell’efferato assassinio, è stato già arrestato e condannato Giampaolo  Monaco, alias “Gianni Coda”. Anche se Giannone era ritenuto uno spacciatore, i motivi dell’assassinio furono di natura personale.

Tant’è. L’inchiesta che ne scaturì, schiuse un intero universo di rapporti, una vasta intelaiatura. La polizia eseguì, in particolare, alcune intercettazioni in occasione dei colloqui intercorsi tra il detenuto Massimo Spagnolo e Carmela Salierno, convivente di Giannone. In seguito, furono avviate altre attività d’intercettazione telefonica (per circa ottanta utenze) e ambientale (all’interno di diverse case circondariali e nell’abitacolo di varie auto), che, permisero di acquisire molteplici indizi sull’esistenza di una presunta organizzazione criminale capeggiata da Pasquale Briganti (ancora latitante) e i fratelli Roberto e Giuseppe Nisi, con ramificazioni anche verso il brindisino.

nisi-2Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, i fratelli Nisi sarebbero inseriti a pieno titolo nei ranghi della Scu, con un peso consistente su Lecce e in stretto rapporto con Briganti, a sua volta considerato storico rappresentante della mafia salentina.

La squadra mobile di Lecce ritiene che l’organizzazione capeggiata dai fratelli Nisi e da Briganti, avrebbe controllato tra l’altro, l’attività del gioco d’azzardo – con la gestione delle bische clandestine -, la riscossione del cosiddetto “punto” (la tangente sul commercio di droga svolto da spacciatori non inseriti nell’associazione, ma comunque assoggettati al pagamento della “tassa” verso i capi del territorio), il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, la riscossione delle estorsioni e la gestione dei rituali delle nuove affiliazioni.

Briganti, in particolare, avrebbe assunto, su Lecce e dintorni, il ruolo di responsabile dell’organizzazione mafiosa alla quale gli affiliati si rivolgevano per risolvere le controversie interne e per assicurare il rispetto delle regole. I fratelli Nisi, dal canto loro, avrebbero gestito i vari traffici illeciti.

Le investigazioni sono state arricchite anche dalle dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia, che avvalorerebbero le tesi già formulate dagli inquirenti. Le conversazioni intercettate avrebbero inoltre evidenziato come l’organizzazione avesse cura dell’assistenza economica ai detenuti e alle loro famiglie, elargendo somme di denaro e cedendo cocaina per consentirle un guadagno con la rivendita. 

Intanto, è stata espressa grande soddisfazione da parte del questore di Lecce, Vincenzo Carella, che si è complimentato con tutti gli uomini della Polizia di Stato, e con la profesisonalità dei colleghi della sezione Criminalità organizzata della squadra mobile, diretta da Michele Abbenante . Un capolavoro investigativo, quello terminato nel corso della mattinata, che ha ricevuto elogi anche da parte del procuratore capo, Cataldo Motta, e del prefetto Giuliana Perrotta, che si è complimentata per la "costante lotta all'illegalità sul territorio, grazie alla costante collaborazione tra le forze dell'ordine e la magistratura".

 

Anche il sindaco Paolo Perrone s’è voluto complimentare con il capo della squadra mobile, Michele Abenante, e con il questore, Vincenzo Carella. “La cattura di Nisi – ha detto - contribuisce a dare maggiore sicurezza ai nostri cittadini che sanno di poter contare su un personale di polizia altamente qualificato. L’auspico, a questo punto, è che anche l’ultimo dei latitanti sfuggiti all’arresto, il 32enne Pasquale Briganti, detto Maurizio, nell’operazione denominata Cinemastore del 24 gennaio scorso, finisca quanto prima nella rete degli investigatori”.

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