Spaccio di droga e armi, chiesto il giudizio immediato per nove persone

Prima udienza fissata a giugno per le persone sottoposte a misura cautelare, altre venticinque indagate a piede libero

LECCE – Il pubblico ministero Carmen Ruggiero ha chiesto il giudizio immediato per le nove persone arrestate a dicembre scorso nell’ambito dell’operazione della Squadra mobile di Lecce, ribattezzata “Tajine” (da un piatto tipico della tradizione marocchina che prende il nome dalla pentola con cui viene preparato). Il gip del Tribunale di Lecce, Antonia Martalò, ha fissato al 6 giugno l’inizio del processo dinanzi ai giudici della prima sezione penale. Le accuse a vario titolo sono di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti in concorso e detenzione illegale di armi. Nell’ambito della stessa operazione vi sono altri venticinque indagati a piede libero.

Il giudizio immediato è stato disposto per : Antonio Cosimo Drazza, 36enne di Copertino: Giovanni De Mitri, nativo di Lecce, 67enne; Abderrazak Hachouch, detto “Antonio”, originario di Ouled Arif (Marocco), 49enne; Giacomo Mastrapasqua, originario di Bisceglie, 43enne; Cosimo Albanese, vegliese 65enne; Francesco Vantaggiato, nativo di Nardò, 31enne; Salvatore Cagnazzo, leveranese, 44enne; Abdelkhalek Antra, alias “Hmida”, marocchino, 44enne; e Youssef Makboul, 34enne marocchino residente a Gioia del Colle. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Raffaele Benfatto, Luigi Rella, Carlo Gervasi, Francesca Conte; Francesco Fasano e Nicola Caroli.

Il blitz nei confronti della presunta associazione criminale italo-marocchina scattò al termine di quasi due anni di indagini, con sequestri ingenti di droga e armi. Secondo l’ipotesi accusatoria vi sarebbero state numerose importazioni e trasporti di sostanza stupefacente, fera cocaina e hashish, in zone quali Nardò, Copertino, Leverano e Taurisano, e della detenzione illegale di armi. Nel corso delle indagini sono stati sequestrati 2 chili di cocaina, 20 di hashish, 2 di marijuana e varie armi e munizioni: una carabina, un revolver, una pistola semiautomatica, un silenziatore, un fucile calibro 12 a canne mozze, 200 proiettili di vario calibro, due detonatori.

L’hashish in particolare, grazie all’intermediazione fornita da Abderrazak Hachouch (assistito dall’avvocato Benfatto), giungeva, attraverso la penisola iberica, dal Marocco, mentre la cocaina arrivava nel basso Salento grazie ad alcuni contatti che Drazza intratteneva con calabresi. Cosimo Drazza fu arrestato in Calabria nel gennaio del 2015. Fu fermato mentre, con un altro soggetto, trasportava 2 chili di cocaina. Droga che il 36enne aveva deciso di riportare dai fornitori poiché non soddisfatto della qualità della “merce”. Aveva chiesto che la partita di cocaina fosse sostituita con un’altra di migliore fattura. Non immaginava, però, che la polizia era da tempo sulle sue tracce, seguendo ogni suo movimento, tanto da coglierlo con il prezioso carico. Nelle campagne di Sant'Isidoro, dove risiede, durante un successivo sopralluogo, spuntò un intero arsenale.

Drazza è coinvolto in un’altra vicenda giudiziaria. Secondo i carabinieri del Nucleo investigativo, avrebbe ricevuto un mitragliatore M12 da Angelo Buccarella, oggi 47enne, neretino, per sanare un debito di 2mila euro. Non un’arma qualunque, ma una di quelle rubate nella caserma dei forestali di San Cataldo, una vicenda che fece molto scalpore.  

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