Baia Verde, stretta sullo spaccio: sette fermi e diciotto denunce

La maxi operazione dei carabinieri è scattata di notte. Tutti stranieri gli arrestati. Operavano in quattro punti distinti. Massiccio l'impiego di videocamere

GALLIPOLI – Quattro punti di spaccio di stupefacenti nella Baia Verde, il tempio estivo dei giovani nel Salento. Un territorio sezionato, con gerarchie e ruoli precisi. Anche se non c’è stata possibilità di contestare l’associazione per delinquere, ma “solo” lo spaccio continuato in concorso.

Il perché è presto detto: l’indagine è stata molto rapida. Iniziata il 13 luglio, s’è chiusa ieri. C’era necessità, in un momento particolare per Gallipoli, di dare una risposta forte, un segnale preciso, scatenare un’offensiva contro il dilagare di droghe d’ogni genere. E fermare un fenomeno che si protrae da anni, ormai, e gestito da extracomunitari. Stagionali, soprattutto senegalesi e gambiani, diversi dei quali commercianti ambulanti con vecchie denunce per vendita di merce contraffatta, che di sicuro dovevano trovare più lucroso il mercato di cocaina, hashish e marijuana. Tanto che già in passato, diversi fra loro, avevano subito arresti proprio a Gallipoli.

Sette gli arrestati, altri diciotto i denunciati a piede libero. I fermi sono scattati per coloro che hanno venduto agli acquirenti (trentacinque quelli identificati) droghe “pesanti” (nello specifico cocaina) oppure sostanze “leggere” (cioè i derivati della canapa) a minorenni. I denunciati, invece, sono coloro per i quali si è accertato lo spaccio di marijuana o hashish a maggiorenni.  

Un ringraziamento alla Procura di Lecce è stato rivolto dal colonnello Giampaolo Zanchi, comandante provinciale dell’Arma, per la rapidità con cui s’è mossa.  “Ha agito in maniera tempestiva, lavorando a stretto contatto con i carabinieri, con risultati rilevanti in meno di un mese”. E’ stato, in particolare, il pubblico ministero Valeria Farina Valaori a seguire il caso con il comandante della compagnia di Gallipoli, il capitano Francesco Battaglia. E proprio al capitano Battaglia, con il capo del Reparto operativo di Lecce, il colonnello Pasquale Montemurro, il compito di illustrare come si sono svolte le indagini.

Var Bay: pusher colti in fallo con videocamere

Ebbene, il nome partorito per l’operazione spiega quasi tutto: “Var Bay”. Dove Var, è lo strumento introdotto da quest’anno nel campionato italiano di calcio di serie A e usato anche ai recenti mondiali di Russia, per analizzare, con l’ausilio di più videocamere ed esperti in una sala operativa, le azioni in cui per l’arbitro è difficile stabilire se vi stato o meno un fallo da rigore in area. E Bay, ovviamente, è la traduzione inglese di Baia.

Proprio le videocamere sono state fra le protagoniste delle “azioni di gioco” dei carabinieri. Scovati punti strategici, sulla scorta dei luoghi già noti per essere crocevia di spaccio anche in passato, ne sono state installate di nascosto quattro con potenti zoom che hanno ripreso più fasi. Tutto solo di giorno, però, perché sarebbero servite telecamere a infrarossi per sondare l’attività di notte, ma con il rischio di essere scoperti proprio a causa del caratteristico puntino luminoso rosso di questi dispositivi. Altrimenti, si sarebbe potuto contestare un numero decisamente più alto di cessioni di stupefacenti.

Video: operazione Var Bay

Filmata l’attività di vendita, una regia nella sala operativa della caserma di Gallipoli ha poi smistato carabinieri disseminati sul territorio, tutti in abiti civili (ciabatte e bermuda, per intendersi, visto il contesto) e con auto e scooter civetta, in direzione degli acquirenti. Tutti coloro che sono stati fermati e sanzionati in via amministrativa, sono stati anche ascoltati per avere descrizioni sui soggetti dai quali avevano acquistato lo stupefacente. Abbigliamento, lineamenti e altri dettagli che sono stati messi a confronto con quanto visto sui monitor. Una volta che dal riscontro incrociato si sono avute sufficienti certezze, altri militari, questa volta in divisa, con normali pattuglie, fingendo controlli di routine, si sono recati dai pusher, identificandoli.

Il blitz in sordina per non insospettire

Agendo in questo modo, i carabinieri hanno avuto nei giorni che scorrevano un quadro sempre più preciso della situazione e dei soggetti coinvolti. Fino a identificarne ben venticinque. Un piccolo e agguerrito esercito che è stato smantellato usando volutamente un profilo molto basso. Considerando che si trattava di giovani stranieri senza fissa dimora (gli arrestati sono quattro richiedenti asilo e tre con fogli di soggiorno temporaneo), accampati nelle pinete, si correva il rischio con un blitz in grade stile di provocare l’effetto indesiderato: il fuggi-fuggi generale appena fossero state viste tintillare le manette.

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Per questo, i carabinieri di Gallipoli si sono recati da ciascuno di loro in momenti diversi, sempre simulando controlli ordinari. Prelevati e portati in caserma in  sordina, solo qui gli indagati hanno avuto sentore di quanto stava accadendo. Ma ormai, a quel punto, i giochi erano fatti. Tutto questo è stato possibile anche grazie ai militari mandati di rinforzo, su richiesta del prefetto Claudio Palomba. Ben trentacinque per la sola Gallipoli. I più, giovani e tutti volti sconosciuti in città. In questo modo, fingendosi normali turisti e confondendosi fra la torma di giovani, hanno potuto acquisire tutte le informazioni necessarie per portare a termine la missione.  

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