Contro la xylella le nanotecnologie funzionano. E diagnosi precoce con una foglia

Dopo i primi mesi di ricerca sul campo, risposte promettenti che confermano le prime prove di laboratorio: il vettore iniettato negli xilemi attacca il batterio senza intaccare il resto. Messo a punto un sistema per stabilire l'eventuale infezione della pianta

LECCE – Il nanovettore aveva già funzionato su alcune piantine in laboratorio. Oggi, a pochi mesi dall’avvio della sperimentazione vera a propria, si può confermare che i risultati sono confortanti. Dal cluster messo in piedi dal Distretto tecnologico agroalimentare della Regione Puglia per contrastare la diffusione del disseccamento rapido dell’ulivo arrivano le prime parziali risposte.

Grazie alle nanotecnologie, infatti, è possibile attaccare la xylella fastidiosa direttamente nei vasi xilematici senza compromettere il regolare funzionamento di quelli che sono i “vasi sanguigni” della pianta. Ma c’è di più: è stato messo a punto un sistema per la diagnosi rapida che consente, attraverso l’analisi di una semplice foglia, di stabilire se l’albero sia infettato dal batterio oppure no.

Il gruppo di ricerca coordinato da Giuseppe Ciccarella dell’Università del Salento dispone di un finanziamento di 550mila euro, stanziati dalla Regione Puglia in seguito ad un bando dell’assessorato allo Sviluppo Economico. E’ evidente che questi avanzamenti sul piano scientifico potrebbero avere conseguenze dirette anche sul piano operativo affidato al commissario Giuseppe Silletti. L’ultima versione dovrebbe essere definitivamente approvata nei prossimi giorni, quando inevitabilmente tornerà d’attualità il tema delle eradicazioni.

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