Stalking all’ex suocero: condannato a due anni e mezzo di reclusione

E’ la sentenza nel processo di primo grado emessa nei riguardi di Salvatore Martella. Per questa vicenda fu arrestato un anno fa

LECCE - Due anni e mezzo di reclusione per aver tormentato l’ex suocero. E’ questa la sentenza emessa, nelle scorse ore, dal giudice Stefano Sernia, nel processo che vedeva imputato Salvatore Martella, 39 anni, originario di Pietrelcina, ma residente a Nociglia. La sentenza, di cui saranno note le motivazioni entro novanta giorni, ha inoltre imposto all’uomo il risarcimento del danno al padre della ex e alla ex, che si erano costituiti parti civili con l’avvocato Giuseppe Corleto: al primo, 25mila euro, alla seconda 12mila 500.

E’ caduta solo l’accusa di porto d’armi o oggetti atti ad offendere “perché il fatto non sussiste” che pure era contestata insieme a quella di stalking. Fu proprio in seguito a una ripetuta serie di molestie, minacce, offese e pedinamenti commessi nei riguardi del padre della donna dalla quale si era separato che, il 24 giugno di un anno fa, Martella finì ai domiciliari, su ordinanza di custodia cautelare.

Stando all’accusa, in una circostanza, il 39enne si introdusse nel giardino del suocero e aggredì quest’ultimo: gli provocò graffi al volto e lo minacciò con frasi del tipo “ti sparo, ti sparo, nu spicci bonu”.

Non solo. Per strada, avrebbe inseguito il malcapitato, e l’avrebbe costretto, mentre era alla guida dell’auto, a compiere manovre azzardate per evitare l’impatto con la sua vettura. Un giorno, avrebbe finito col danneggiargli la fiancata della macchina, un altro ancora sarebbe arrivato a colpire la bici sulla quale viaggiava con lo specchietto retrovisore per poi simulare con la mano una pistola. In una circostanza, gli avrebbe dato uno spintone facendolo cadere per terra, per poi immobilizzarlo col ginocchio e avvolgergli il collo con il braccio, provocandogli lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.

Martella non avrebbe perso occasione di offendere e minacciare l’ex suocero anche su facebook, postando messaggi in cui gli avrebbe dato del pregiudicato. E del delinquente gliel’avrebbe dato pure per strada, rincarando la dose con affermazioni di questo calibro: “Non ti devi permettere di passare da qua, ti ho promesso che ti uccido, hai capito, ti taglio la gola”.

Insomma, questo è quello che avrebbe patito la presunta vittima che con le sue denunce mise in moto la macchina della giustizia arrivando a ottenere prima l’arresto, poi l’emissione di un decreto di giudizio immediato, firmato dal giudice Michele Toriello per l’ex genero che, al momento dell’arresto, eseguito dai carabinieri, fu trovato in possesso di un coltello del genere proibito e una dose di hashish. Pertanto, questi fu anche denunciato per il porto abusivo di oggetti atti ad offendere e segnalato alla Prefettura di Lecce come assuntore di sostanze stupefacenti- L’imputato era difeso dall’avvocato Fiorino Ruggio.

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