Stazione: insicurezza reale o percezione alterata? Parola ai cittadini

Due risse nel giro di pochi giorni e scatta l'allarme. Chi vive nei dintorni ha davvero paura? Abbiamo sondato gli umori di lavoratori, residenti e viaggiatori

LECCE - L’attenzione delle forze dell'ordine, nell’ultimo mese, si è concentrata in una delle zone più calde della città: quella della stazione ferroviaria di Lecce. Luogo di transito per eccellenza, di lunghe soste notturne. Spazio privilegiato in cui la microcriminalità prolifera nell’humus del disagio sociale, dell’abbandono, della povertà.

Nel capoluogo barocco, come in tutte le città italiane, a seconda delle dimensioni più o meno contenute, la stazione ferroviaria non è percepita come un luogo sicuro. Nei casi più gravi le aree a ridosso degli scali dei treni diventano lo scenario perfetto per aggressioni, violenze, litigi, prostituzione, consumo di sostanze stupefacenti. Azioni disordinate che nascono dal caos di una società in cui non c’è un posto al sole per tutti. E che fa i conti con sacche di marginalità che tendono a gonfiarsi nella precarietà dei tempi.

C’è chi dipinge Lecce come una piccola isola felice nel panorama nazionale. Forse solo perché, fino al mese scorso, il disagio non era esploso in maniera visibile. Esisteva, probabilmente, quieto e sommerso nell’inferno privato di tanti “ultimi”.

Più avvisaglie nel corso dei mesi

Finché non è diventato violenza. Qualche avvisaglia c'era stata: nel corso dei mesi non sono mancati accoltellamenti, risse e litigi. Ma il problema pare essere esploso con più evidenza  ai primi di novembre: una rissa tra persone di cittadinanza straniera, finita nel sangue e nelle urla, che ha terrorizzato i passanti e i residenti delle abitazioni a ridosso del piazzale e lungo viale dell'Università.

Il secondo episodio si è verificato appena ieri. In un orario improbabile, un orario di punta per gli arrivi e le partenze dei viaggiatori. Alle 18 si è scatenato un pandemonio a ridosso di una pensilina: una baruffa a bottigliate, scatenata per futili motivi e amplificata dai fumi dell’alcool, che ha gettato nel panico gli astanti. Famiglie e bambini compresi.

Le forze dell’ordine, che già avevano cominciato a pattugliare con più frequenza e oculatezza strade e trasverse a rischio (da viale Oronzo Quarta e via Don Bosco a via Martiri d'Otranto), hanno avuto il loro bel da fare. Ma forse i controlli non bastano a mitigare il senso di inquietudine, o di paura vera e propria, che provano gli abitanti della zona.

L'allarme sicurezza 

Chi frequenta quei luoghi, anche per motivi di lavoro, vive peggio? È davvero aumentato il senso generale di insicurezza dei viaggiatori in partenza da Lecce? E i residenti hanno avvertito un cambiamento? E soprattutto, l’allarme sicurezza è davvero scattato intorno alla stazione?

Abbiamo provato a chiederlo ai passanti, questa mattina, sul binario 1 e nei dintorni del piazzale, raccogliendo opinioni e posizioni diverse. Durante il sopralluogo, intorno a metà mattina, la situazione è sembrata oggettivamente tranquilla.

Un giorno di quiete come tanti, sul piazzale bagnato dalla pioggia. Una ragazza, ai microfoni di Lecceprima.it, ha tenuto a precisare, però, che durante le ore serali lo scenario sembra cambiare. E una donna, da sola, si sente meno al riparo.

Una turista romana che conosce bene Lecce, entusiasta dei servizi e del clima della città, ha dipinto la stazione come un luogo accogliente e tranquillo. Niente a che vedere, quindi, con gli episodi di vera e propria criminalità che abbondano nelle stazioni delle metropoli italiane, teatri di scippi e tentate aggressioni alla luce del giorno.

Video: le interviste nei dintorni

Qualcuno si è spinto oltre e si è detto preoccupato dalla presenza “eccessiva”, a suo giudizio, di persone straniere. E c’è chi, invece, teme, al contrario, che si possa innescare una spirale di razzismo e chi ha rilevato il nodo della questione nella difficoltà di trovare parcheggio e nel traffico intorno.

Due signore all’interno di un androne, quasi sottovoce, hanno dipinto un clima diverso, tradendo un senso di insicurezza maggiore. Ha annuito, a microfoni spenti, qualche dipendente degli esercizi vicini: e sì, la zona della stazione, vista con gli occhi di chi la conosce bene, sembra essere diventata meno sicura.

La dipendente di una struttura alberghiera ha dipinto, infine, uno scenario allarmante: urla notturne e liti dalla strada, fin troppo frequenti, che la costringerebbero ad allertare di continuo le forze dell’ordine.  

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