A 10 anni tra i giganti della Champions League: al Camp Nou il sogno di Diego

Quattro anni fa una diagnosi molto severa: linfoma linfoblastico non Hodgkin. Da allora un percorso di buona sanità, solidarietà e speranza in una guarigione vicina

Diego Parisi al Camp Nou

TAURISANO – “Més que un club”, recita uno degli slogan più noti nel panorama calcistico. E’ quello del Barcelona Fùtbol Club, squadra da anni ai vertici mondiali e alla quale si lega a doppio filo l’orgoglio catalanista rispetto al centralismo di Madrid.

E' una grande storia di sport, di passione e di identità quella dei colori blaugrana e in questa epopea moderna ha trovato accoglienza la vicenda, intima ma non meno appassionante, di un ragazzino salentino di 10 anni, al quale nel marzo del 2012 è stato diagnosticato un linfoma linfoblastico non Hodgkin. Diego Parisi, mercoledì scorso, in occasione della partita di Champions League tra Barcellona e Arsenal, è entrato in campo con le squadre e il quintetto arbitrale nell’ambito di un’iniziativa di solidarietà.

Si chiama “Make a wish” la onlus che ha trasformato in realtà il suo desiderio. Non era l’unico a dire il vero: anche fare una crociera insieme alla sua famiglia non sarebbe stato male. E già, perché Diego, poco prima di iniziare la più difficile battaglia della sua giovane vita, era rimasto impressionato da quei giganti sul mare. Nel gennaio del 2012, infatti, la tragedia della Costa Concordia aveva innescato un bombardamento mediatico e la visione delle navi da crociera nello scenario di Venezia - si parlava della compatibilità tra la laguna e le grandi navi - lo aveva incantato.

Il padre Salvatore, che con un lavoro dignitoso mantiene tutta la famiglia, non poteva però accontentare il sogno del più piccolo dei suoi tre figli e allora ha pensato di rivolgersi all’associazione che è attiva a livello internazionale. La onlus, dopo aver vagliato il caso, si è fatta carico della trasferta di tutta la famiglia in una delle città più belle del mondo e in un impianto che è meta di pellegrinaggio di quella strana religione che è il calcio. Un viaggio pieno di gioia e di speranza, quello dei Parisi verso la Catalogna, metafora di un percorso lungo e complicato, affrontato però sempre con coraggio.

Il padre ricorda attimo per attimo i giorni della dolorosa scoperta: la tosse che non passa, la prima visita, i raggi, il consulto specialistico, il ricovero, il trasporto di urgenza che in itinere diventa di emergenza. Da Casarano a Bari e poi a Tricase, quella di Diego è una storia anche di buona sanità, di competenza e di corretta interpretazione di cosa sia un sistema santario pubblico, scevro dall'orgoglio di campanile e consapevole dei propri limiti: il bambino va dove può avere le cure migliori e più appropriate alla sua condizione, nel reparto di Oncoematologia pediatrica del Policlinico di Bari. Alcuni giorni in Rianimazione per complicazioni dovute al versamento nel mediastino, poi circa due mesi di protocollo terapeutico fino alle dimissioni con il passaggio di testimone all’ospedale di Tricase per il prosieguo delle cure. Oggi che sono passati quattro anni, i controlli si avviano alla conclusione: il traguardo di Diego è oramai vicino. 

diego2-2La patologia che lo ha colpito è curabile nella maggiori parte dei casi, ma al momento della prima diagnosi non si sapeva in quale quota percentuale collocare il suo caso specifico: nel 70 per cento che si può risolvere o nel 30 che non ha un esito favorevole? Il fattore tempo è fondamentale, così come l’assistenza psicologica: nell’avventura di Diego tra le strutture sanitarie, ricorda il padre, c’è un abbinamento virtuoso tra umanità e professionalità, doti dimostrate dal dottor Tronci a Casarano, dal dottor De Leonardis a Bari, della dottoressa Civino a Tricase e dalle rispettive equipe.

E’ un territorio di frontiera quello dell’oncologia, particolarmente minato quando si parla di bambini: anche perché è complicato spiegare a chi sta scoprendo il mondo, del quale ancora vede solo i bagliori e gli stimoli positivi, che ci possono invece essere delle complicazioni, senza un perché e delle volte senza una soluzione. Come è accaduto al 14enne Lorenzo Risolo, di Trepuzzi, al quale è intitolata l’associazione per la quale Salvatore Parisi è da qualche tempo responsabile presso l’ospedale di Tricase (dove si occupa anche dell’Associazione Volontari Ospedalieri).

La solidarietà diventa una vocazione, una missione da perseguire quotidianamente con la forza di un sorriso, di un conforto, di tante piccole iniziative per migliorare la qualità della vita di pazienti speciali che, come tutti gli altri bambini, hanno dei desideri e meritano di avere una chance. Per questo nel fine settimana con l’associazione di volontariato Lorenzo Risolo si parte, con una decina di famiglie, alla volta del Modenese, per entrare nel magico mondo Ferrari sulla mitica pista di Maranello. 

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