Striscione pro Speziale, c'è un denunciato. Ed è già battaglia legale

Un 22enne diffidato per i fatti del 29 novembre: un anno senza obbligo di firma. Le indagini della Digos ancora in corso. Il legale del giovane: "Non è stato visto tenere o introdurre lo striscione". Ma la questione è più ampia

 

LECCE – Dopo la prevedibile sanzione del giudice sportivo a carico dell’Unione sportiva Lecce, che ha dovuto sborsare 10mila euro, arrivano anche denuncia e daspo per un tifoso giallorosso. Si tratta di un 22enne, al quale, oltre al deferimento penale, è stata inflitta una diffida di un anno, senza obbligo di firma, dal presentarsi sugli spalti nel corso delle manifestazioni sportive. Al centro della vicenda, lo striscione esposto per diversi minuti in Curva Nord il 25 novembre scorso. Durante il primo tempo di Lecce-Reggiana, nel tempio del tifo salentino, erano emerse due imponenti strisce di carta accostate in modo tale da ricomporre una frase: “Speziale innocente, adesso diffidateci tutti”.

Vi è un antefatto: la domenica precedente, un calciatore della Nuova Cosenza, Pietro Arcidiacono, dopo un gol, sollevando la casacca, aveva esibito una maglia inneggiante alla non colpevolezza di Antonino Speziale, uno dei due giovani catanesi che rispondono di omicidio preterintenzionale per la morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti. Il tragico episodio avvenne a Catania il 2 febbraio del 2007, nel corso di accesi scontri fra tifoserie, a margine del derby che gli etnei disputarono quel giorno con il Palermo. Per quel gesto, il calciatore ha subito una pesante sanzione: diffida di tre anni e squalifica di otto mesi.

Domenica 25 novembre, anche in altri stadi italiani erano apparsi striscioni più o meno simili, e che facevano seguito alla conferma in cassazione della sentenza a carico di Speziale. A Bergamo e a Milano – sponda Milan -, per citare due casi, gli ultras si erano spinti pure oltre, riferendosi anche all’altro imputato, Daniele Micale (che, per la cronaca, ha ricevuto la condanna più pesante, ad undici anni, rispetto agli otto di Speziale, e per il quale è stato giudicato inammissibile il ricorso).

L’ultrà leccese denunciato e diffidato è, probabilmente, solo il primo di una lista che potrebbe allungarsi. Le indagini della Digos, infatti, stanno cercando di fare luce anche su altri presunti responsabili. Nel caso del 22enne, è stata contestata la violazione della legge che vieta “l’introduzione e l’esposizione di striscioni che comunque incitino alla violenza o che contengono ingiurie o minacce”. A ciò si aggiunga la trasgressione del regolamento d’uso dello stadio, per aver introdotto striscioni senza le autorizzazioni, diventate ormai necessarie e che si devono richiedere in questura.

La denuncia a piede libero riguarda, fra le altre cose, la presunta violazione dell'articolo 342 del codice penale, che punisce l’oltraggio a un corpo politico, amministrativo o giudiziario. Il giovane è stato anche multato per aver violato il regolamento d'uso dell'impianto sportivo, ovvero, perché si sarebbe trovato sulla balaustra al momento dei fatti. Nella denuncia della Digos, si fa anche riferimento ai cori che quella domenica si sono innalzati dalla Curva Nord, contro la polizia, in alcuni casi di tenore particolarmente pesante.

Una condotta collettiva, sottolineano gli investigatori leccesi, che avrebbe provocato “un’ulteriore situazione di allarme e di pericolo per la sicurezza pubblica”. Infatti, l’episodio, è stato inquadrato “in un disegno a carattere nazionale, di contrapposizione e disconoscimento del ‘sistema giustizia’ tanto che striscioni analoghi sono stati esposti nella medesima giornata dalle tifoserie organizzate da altri incontri di calcio di serie A e di serie minori”.

Il 22enne leccese è difeso dall’avvocato Giuseppe Milli, secondo il quale l’unica, reale violazione che gli si possa attribuire riguarderebbe il fatto di trovarsi in quei momenti sulla balaustra, piuttosto che sulle gradinate. E anche per questo motivo, promette, letteralmente, “battaglia su tutti i fronti, in sede amministrativa e penale”. Preannunciando ricorso al Tar, oltre alla difesa in caso di rinvio a giudizio. Partendo da alcuni presupposti di base. Secondo il legale, infatti, il giovane non sarebbe stato visto né tenere in mano il controverso striscione, né far parte delle persone che l’hanno introdotto.

A suo avviso, le contestazioni sarebbero state avanzate sulla base di immagini video in cui sarebbe stato ripreso nell’atto di gesticolare. Per gli investigatori, forse, il segno che in quel momento il 22enne stesse impartendo indicazioni sulla collocazione delle strisce di carte con le scritte in caratteri neri. Per il difensore, nulla di tutto questo: a suo dire, sarebbe impossibile dedurre cosa indicassero quei gesti, tanto più che non ci sarebbe audio a supporto.      

Ma la questione è più ampia. E abbraccia tutta la vicenda, nel suo complesso. Quindi, anche il testo stesso dello striscione. “Come avvocato sono abituato ad impugnare e non a commentare le sentenze, ma come cittadino, ricordo che quelle stesse sentenze si osservano, ma si possono criticare”, dice l’avvocato Milli, raggiunto telefonicamente.

“D’altronde – prosegue -, vorrei ricordare il comitato ‘E se fossero innocenti’, come poi in realtà è stato, in favore di Francesca Mambro e Giusva Fioravanti, in occasione del processo per la strage di Bologna”. Un comitato, si può aggiungere, composto anche da intellettuali di diversa estrazione politica. “Non mi sembra che i promotori e gli aderenti a siffatto comitato siano stati ritenuti responsabili del delitto che fa capo all’articolo 342. Né la stessa cosa si può dire per tutti coloro che, in questi giorni, compresi anche esponenti politici, si sono schierati a favore del direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti”.

La questione, dunque, riveste una connotazione particolare, al di là delle singole responsabilità, vere o false, di quello che al momento è l’unico denunciato, e si presta a spunti di riflessione, perché se è innegabile la violazione della legge, laddove si menziona che lo striscione è stato fatto passare senza autorizzazione – e questo è un dato di fatto -, si prefigura un dibattito più sottile e delicato sui diritti di critica ed opinione, e su come questi possano essere esercitati. Come dire: c’era una volontà di offendere la memoria dell’ispettore di polizia Raciti, per quanto possa essere apparso inopportuno a molti lo striscione? E c’è stata un’offesa alle cariche pubbliche? Qui, forse, si entra in un meccanismo più complesso, nella sfera delle interpretazioni soggettive. 

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