Studium sequestrato, Laforgia teme per i finanziamenti

Idrocarburi pesanti nel sottosuolo. Ieri i sigilli apposti all'intero cantiere dal Noe. Il rettore dell'Università chiede alla magistratura accertamenti in tempi rapidi, per non perdere i fondi

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LECCE - Si torna a parlare dello Studium di Lecce, il plesso in via di costruzione su via San Nicola, di proprietà dell'Università del Salento, dove sorgeranno aule e dipartimenti, ora finito sotto sequestro preventivo, dopo indagini dei carabinieri del Noe. Si torna a parlare, perché è il rettore, Domenico Laforgia, a rilasciare oggi una sua dichiarazione. Temendo, soprattutto, che una situazione in stallo per troppo tempo, rischi di far smarrire per strada i finanziamenti.

"Non è possibile accertare l'entità del problema prima del completamento delle indagini in corso -esordisce Laforgia -, che ci diranno quanto è estesa l'area eventualmente interessata dalla presenza di sostanze inquinanti". Ma al di là della diplomazia di rito, in certi frangenti, un particolare tiene a precisare, il rettore. "Durante i lavori di scavo non sono emerse altre situazioni d'inquinamento, oltre l'unica accertata dai carabinieri del Noe, e per tempo sottoposta a sequestro. Non ci risultano odori di idrocarburi all'interno del cantiere - aggiunge - né altre situazioni di disagio".

Laforgia esprime dunque "massima fiducia nel lavoro della magistratura, ma è importante che l'accertamento avvenga in tempi rapidi". Se i lavori rimanessero bloccati a lungo, l'Università ne subirebbe di certo danni di non poco conto. "Confidiamo nella celerità degli interventi, considerando che la struttura in costruzione ci è stata finanziata con fondi europei e che siamo vincolati a tempi ben precisi. Non vorremmo perdere i finanziamenti - conclude - per un problema su cui non abbiamo alcuna responsabilità".

La vicenda è balzata ieri, nelle cronache (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=27794). Il suolo del cantiere presenterebbe un allarmante eccesso di idrocarburi pesanti. La richiesta di sequestro preventivo è stata avanzata dal pm Angela Rotondano ed accordata dal gip Nicola Lariccia.

Il problema è stato evidenziato al termine di un'indagine coordinata dai carabinieri del Noe, che, dopo sopralluoghi, avrebbe rilevato la presenza di idrocarburi pesanti nel sottosuolo. La segnalazione era partita da alcuni residenti nel 2010. Lamentavano odori nauseanti. Gli accertamenti tecnici, svolti con l'Arpa e ripetuti nel marzo scorso, avrebbero confermato la contaminazione. Ed uno dei motivi, potrebbe (ma il condizionale è d'obbligo) essere riconducibile alla presenza, un tempo, nelle immediate vicinanze, dell'Apisem, deposito di carburanti ormai da anni dismesso.

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