Tap, tour nelle Baleari per "un'anteprima" di ciò che sarà realizzato a San Foca

Un "media trip", per i giornalisti delle principali testate di Puglia, di due giorni. Una visita a Denia, a sud di Valencia, dove Enagas, azionista di Tap, ha installato dal 2009 un gasdotto sottomarino che raggiunge le isole dell'Arcipelago delle Baleari. L'altra tappa a Ibiza, dove ha sede una sorta di stazione terminale, simile a quella che sorgerà nell'entroterra melendugnese, a circa otto chilometri da San Foca

La centrale simile a quella che sorgerà nell'entroterra melendugnese

IBIZA (Spagna) – I delfini tra i flutti nell’arcipelago delle Baleari:  è una delle particolarità che differenzia le acque spagnole da quelle del Salento. Colori simili a quelli adriatici e bellezze familiari che ora avranno anche qualcos’altro in comune: un gasdotto sottomarino. Per analizzarne gli effetti visivi in una sorta di "preview" la Tap, Trans Adriatic Pipeline, ha organizzato un educational tour per i giornalisti delle testate pugliesi.

 Due giorni “full-immersion” sul litorale a sud di Valencia, e poi sull'isola di Ibiza, nota come luogo turistico dei giovani amanti della vita notturna. Il tour è partito da Denia, una cittadina di quasi 50mila abitanti, all’interno della Comunidad autonoma valenciana. Un borgo marittimo crocevia di intensi flussi turistici non soltanto per il suo porto moderno e per una cittadella antica arroccata sulla collina, ma anche perché è da qui che partono i principali traghetti in direzione delle più celebri isole: non soltanto Ibiza, ma anche Palma di Maiorca, Minorca e Formentera.

Pochi chilometri a nord di Denia, su una spiaggia libera, nei pressi di diverse abitazioni estive usate da autoctoIMG_2641-3ni, ma anche da vacanzieri internazionali, inglesi in primis, è interrato il gasdotto diretto alle isole. Un impianto gestito da Enagas, società leader nel trasporto di gas naturale all’interno della Spagna, e che è una delle aziende azioniste di Tap. La condotta parte dall’entroterra (Montesa) e dopo 68 chilometri raggiunge la spiaggia di Denia. Da qui si inabissa sui fondali per altri 268 chilometri fino a raggiungere Ibiza e poi anche Maiorca, per dotare le due isole di combustibile, “pompando” il gas a una pressione minima di 80 bar. La profondità massima in mare è di 997 metri nel tratto Denia- Ibiza, e di 718 in quello che collega Ibiza all’altra isola di Maiorca.

Il primo tratto del gasdotto sottomarino balearico è stato realizzato con la tecnica dello scavo a trincea aperta (nel Salento sarà utilizzata invece la tecnica del microtunnel). Il tubo, del diametro di 50,8 centimetri, è stato installato, per intendersi,  dopo aver rimosso la sabbia dalla spiaggia, "cantierizzata" per alcuni giorni. Il tutto è stato poi ricoperto e il paesaggio ripristinato con l’aggiunta di alcuni pesanti sacchi in terra, sepolti sotto la sabbia ed invisibili, per creare una maggiore tenuta della sabbia stessa che ricopre il gasdotto interrato.

IMG_2583-3Nulla è visibile: non vi sono alterazioni del paesaggio, né elementi che lascino percepire quell’imponente tubo sotto i piedi. Soltanto una  palina segnaletica di colore giallo svetta sulla sabbia e attira l’attenzione (nella foto a sinistra). E’ un segnale che indica la presenza dell’infrastruttura della società spagnola. Per il resto, nulla. Intorno le case, molte abusive e a ridosso della spiaggia, bagnanti e pinete. Quella di Denia è una stazione di approdo: è qui che, infatti, termina il primo tratto dell’entroterra (quello che parte da Montesa, appunto).

Ma è anche un punto da cui riparte il tunnel che raggiunge l’isola di Ibiza, dove sono presenti due stazioni: una di entrata, l’altra d’uscita del gas. Qui, infatti, vi è l’approdo di quel tratto partito dalla terraferma, come avverrà a San Foca,  e la centrale di misurazione del gas sulla scogliera. Nello stesso punto, inoltre, la condotta riparte (sempre con microtunnel, come quella che sarà utilizzata nel Tacco)  per l’ultimo tratto che collega Ibiza all’altra isola, quella di Maiorca.

 La centrale è di fatto un pugno nell’occhio di fronte a una delle calette più belle dell’Isola, nel comune di Sant’Antoni de Portmany.  Accanto, infatti, non solo sorge la Cala Gracio, un angolo paradisiaco che ricorda la piccola baia di Sant’Andrea. Ma, poco distante, ha anche sede lo storico “Cafè del Mar”, uno dei locali più famosi al mondo. Tutt’intorno, peraltro, diverse abitazioni e alberghi. Ma stando a quanto hanno dichiarato alcuni abitanti della zona e titolari degli esercizi, nessuno ha protestato. “Ningùn incidente, ninguna protesta” (“Nessun incidente, nessuna protesta”, ndr) sono le parole dei gestori di un chiosco sul mare, in uno degli scorci più suggestivi dell’isola, a pochi metri da quell’impianto.

Neppure i movimenti ambientalisti, qui, pare abbiano  puntato il dito. I proprietari delle case che sorgono nei paraggi sono stati soltanto risarciti per i disagi provocati durante la settimana dei lavori, dovuti alla polvere e alla strada chiusa, ma si sono dichiarati soddisfatti: a differenza dei salentini, però, loro il metano non ce l’avevano prima di questo gasdotto realizzato sei anni addietro. L’intervento è stato, infatti, realizzato nell’arco di soli sette giorni e durante il periodo invernale per non inficiare la stagione turistica: il tempo di posizionare i macchinari e quello necessario per il trasferimento della strumentazione nel punto di partenza del secondo tunnel.

La stazione terminale di Ibiza è una fotocopia di quanto verrà realizzato a otto chilometri dal litorale di San Foca. Esemplificando: la palina di colore giallo fotografata sulla spiaggia di Denia, è quanto si vedrà sulla spiaggia. La centrale di controllo con valvole e strumentazione, invece, sarà edificata nei pressi della Masseria del Capitano, nelle campagne tra Melendugno e Martano. Quella che sorgerà nel Salento, a differenza della spagnola, sarà in scala più grande. Un maggior numero di valvole e contatori controllati da una quindicina di addetti alla sciurezza 24 ore su 24. Si tratta di una zona di dodici ettari: metà della quale è definita come “area sterile”, sulla quale non sorgono né edifici, né arbusti. L’altra parte restante sarà un’area tecnica, che comprenderà gli edifici della centrale di controllo, parcheggi e servizi, e i due vent: camini altri 10 metri ciascuno, che fungeranno da sfiatatoi.

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