Il Tar demolisce il classamento degli immobili. Vincono le associazioni

Il tribunale amministrativo ha accolto le ragioni di un cittadino e di Codacons, Adusbef, e Adoc contro la revisione degli estimi catastali. Sospiro di sollievo per tutti i proprietari di immobili, anche per coloro che non avevano fatto ricorso

LECCE – Il procedimento di classamento degli immobili delle zone 1 e 2 di Lecce crolla sotto il dispositivo della sentenza della prima sezione del Tar di Lecce, resa nota oggi. Una notizia, questa, attesa da mesi dagli oltre seimila ricorrenti presso la Commissione tributaria provinciale, ma anche da chi, proprietario di un immobile, non aveva potuto o voluto presentare ricorso. Alla giustizia amministrativa, infatti, era stata affidata l’ultima speranza di scampare all’aumento della rendita catastale.

In particolare il presidente Antonio Cavallari, estensore Patrizia Moro, primo referendario Claudia Lattanzi, hanno accolto il ricorso del cittadino Raffaele Ungaro, dal Codacons, da Adusbef Puglia e da Adoc provinciale di Lecce, rappresentati in aula dai legali Luisa Carpentieri e Leonardo Leo. Le spese sono state, però, compensate tra le parti perché il collegio ha ritenuto inedita la questione analizzata.

Il ricorso presentato dal Comune di Lecce, al quale si erano aggiunti ad adiuvandum, quello dei consiglieri di minoranza e quello dell’associazione Codici, è stato invece dichiarato improcedibile perché afferente alla vicenda già trattata (e decisa) nel ricorso delle associazioni. Sull’impugnazione di Palazzo Carafa pendeva comunque un’eccezione di tardività opposta dall’Agenzia del Territorio, che su incarico della stessa amministrazione aveva condotto il riclassamento, salvo poi essere sconfessata.

Dopo l’udienza di merito del 22 maggio – il Comune era rappresentato da Elisabetta Ciulla, l’agenzia da Giovanni Pedone – arriva dunque un verdetto che, fatto salvo il ricorso sempre possibile al Consiglio di Stato, pone fine ad una querelle durata mesi. D’altra parte, nelle ultime settimane, i pronunciamenti registrati in sede tributaria erano stati quasi tutti a favore dei ricorrenti, facendo presagire un certo orientamento che, però, non era per nulla scontato che venisse replicato dai giudici amministrativi.

E invece sono stati annullati tutti gli atti propedeutici e consequenziali alla revisione delle classi di appartenenza, a partire dalle due delibere del 2010 con cui la giunta Perrone aveva richiesto all’Agenzia del territorio di procedere alla revisione del classamento delle microzone avendo constatato uno scostamento superiore a quello indicato dalla normativa nazionale di riferimento – il comma 335 della legge 1311 del 2004 -.

Secondo Palazzo Carafa, la soglia rilevata nella prima microzona era di 1.82, quella della seconda di 1.50, a fronte di una minima di 1.35. I giudici hanno accolto tutte le argomentazioni dei ricorrenti, a partire da quella secondo la quale il calcolo di suddetta soglia sarebbe stato fatto male, secondo una media aritmetica e non ponderata. Più in generale il procedimento di riclassamento, per i giudici, è stato condotto su basi troppo astratte determinando una situazione di iniquità ancora più evidente di quella che aveva spinto la giunta comunale a chiedere la revisione. Ora, come detto, l'Agenzia delle Entrate, nella quale è confluita quella del Territorio, valuterà se ricorrere al Consiglio di Stato.

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