Decisione lampo: Tar accoglie ricorso del Comune sul cantiere dell’ex caserma Massa

L'amministrazione e la ditta si erano opposti al parere della Direzione regionale per i beni paesaggistici. Ma il comitato civico parla di una "sentenza di arretramento". Salvemini: "Ancora possibile una soluzione condivisa nell'interesse della città"

Una foto d'archivio dell'area ex Massa.

LECCE – Il cantiere nell’area dell’ex caserma Massa può ripartire. Almeno per il Tar di Lecce che con una sentenza depositata dopo appena sette giorni dalla discussione, ha accolto il ricorso del Comune di Lecce con l’intervento a sostegno della ditta De Nuzzo, aggiudicataria dell’appalto.

Le querelle verte sulla conservazione dei resti della struttura religiosa riemersa con i primi scavi. Nel 2012 la Soprintendenza ha espresso parere positivo al progetto, ma ha formulato delle prescrizioni per la valorizzazione del fabbricato preesistente. E nel luglio scorso è arrivato l’ultimo parere della Direzione regionale per i beni paesaggistici della Puglia che ha confermato e ampliato le indicazioni precedenti. Ma, in maniera incompatibile con l’esecuzione del progetto definitivo, secondo la ditta: così il committente, il Comune di Lecce, ha adito le vie della giustizia amministrativa in nome dell’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera. Alla quale, va detto, per inciso, l’amministrazione assegna un’importanza vitale in tema di viabilità dal momento che è prevista anche la costruzione di un ampio parcheggio.

La prima sezione del tribunale amministrativo, presidente Antonio Cavallari, ha accolto il ricorso sostenuto da Elisabetta Ciulla per Palazzo Carafa e da Pietro Quinto per la De Nuzzo. Secondo i giudici non è stato motivato il cambio di prospettiva adottato posto che già nel 2012 sussistevano tutte le conoscenze per indicare la migliore strada per la conservazione della struttura muraria. Il Tar ha anche rilevato che la Direzione regionale non ha affermato la necessità di una nuova soluzione progettuale, ma solo la sua preferibilità.

Insomma, non è accettabile per i giudici che una semplice opinione possa determinare una rimodulazione del progetto con costi aggiuntivi e la riduzione dei posti auto rispetto alla previsione del progetto. I ricorrenti hanno anche sostenuto la carenza di legittimità per la costituzione in giudizio del Comitato per la tutela dell’ex Massa che si è opposto al ricorso.

Il comitato: “Sentenza di arretramento”

Ma di un “punto di arretramento rispetto alla possibilità che interessi deboli, ma diffusi, trovino ingresso nelle aule di giustizia” parla il comitato commentando la sentenza. Nessuna resa, comunque da parte del gruppo che si batte per una revisione del progetto: “Il ministero, fatta salva la possibilità di appellarsi al Consiglio di Stato, può, nell’esercizio del suo legittimo potere amministrativo esplicitare le ragioni che hanno condotto al parere definitivo emesso dalla Direzione generale e che il Tar ha ritenuto non essere state sufficientemente esplicitate”.

Dal comitato parte anche un appello al sindaco di Lecce, Paolo Perrone, e ai consiglieri comunali perché diano accoglienza a quel percorso di discussione di partecipazione civica alla vicenda, costituito dal comitato, che per i giudici amministrativi non era legittimato ad agire in giudizio: “La città che sta concorrendo per diventare Capitale europea della cultura, che si appresta ad essere esaminata dai commissari dello stesso ministero con il quale è in guerra, non può permettersi chiudere gli occhi e avviare le ruspe su un bene culturale che la sua millenaria storia le ha regalato”.

Salvemini: “Una soluzione condivisa è possibile”

Una sorta di mediazione tra il piano giuridico e quello politico lo ha proposto Carlo Salvemini, di Lecce Bene Comune: “Ora – spiega il consigliere comunale - sia aprono davanti all’amministrazione due strade per stabile quale è il modo migliore di tutelare l’interesse della città ossia risolvere una questione da trenta anni sospesa:dare una funzione e un significato pubblico ad un vuoto urbano e confermare l’idea di un mercato popolare nel centro della città”.

“La prima è quella di partire dalla sentenza odierna e quindi ignorare le indicazioni utili a migliorare la qualità del progetto. Posizione legittima ma che potrebbe farci perdere un’occasione ed esporci al rischio di un appello da parte della Soprintendenza con ulteriore dilazione dei tempi”.

“La seconda  - prosegue Salvemini - è quella di verificare con la De Nuzzo la possibilità di adempiere alla prescrizioni e di rivedere contestualmente i contenuti della convenzione, per garantire alla stessa l’equilibrio economico finanziario imprescindibile in un operazione di project financing”. Salvemini, al riguardo, fa presente che ci sono le condizioni, nella stessa convenzione tra Comune e la ditta, per una revisione del progetto senza che questo produca un danno economico al soggetto privato: o estendo la durata della gestione del parcheggio o riducendo la metratura complessiva degli spazi concessi all’ente”.

Il consigliere di Lbc ricorda che quello indicato dalla Direzione regionale non è uno stravolgimento ma un percorso per la conservazione di un patrimonio storico che l’amministrazione ha tutto l’interesse a far proprie con la creazione di uno spazio pubblico adeguato al valore pubblico dell’area.

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