Tar Lazio respinge il ricorso di Igeco Spa dopo l'interdittiva antimafia

In primo grado confermata la legittimità del provvedimento dell'ottobre del 2018. La società, che rivendica l'estraneità a forme di condizionamento criminale, è pronta a rivolgersi al Consiglio di Stato

LECCE - Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso della società Igeco Costruzioni Spa che aveva impugnato l'interdittiva antimafia notificata nell'ottobre del 2018. Ne ha dato notizia il legale della società, Nicola Flascassovitti, ribadendo la convinzione di Igeco di non aver subito alcun condizionamento della criminalità organizzata né infiltrazioni nella gestione della società. Per dimostrare la fondatezza delle proprie tesi, l'avvocato ha già dichiarato di essere pronto a rivolgersi al Consiglio di Stato.

Il provvedimento, firmato dal prefetto di Roma dove risulta una delle sedi della società (l'altra è a Galugnano, frazione di San Donato di Lecce), fu la conclusione di un iter ispettivo avviato in precedenza dall'allora prefetto di Lecce, Claudio Palomba, sulla scorta di risultanze dell'inchiesta Coltura, condotta dal Ros dei carabinieri, che portò poi al commissariamento del consiglio comunale di Parabita: in quella circostanza si paventò la presenza nell'organico della società - che si occupava dalla raccolta dei rifiuti - di persone legate al locale clan. 

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Ricevuta l'interdittiva, Igeco Csotruzioni Spa prese posizione con una nota nella quale faceva presente che la maggior parte dei 36 dipendenti sospettati di aver determinato il pericolo di infiltrazione mafiosa era stata ereditata da altra impresa ed era poi transitato nelle file di ulteriori soggetti economici operanti nel settore. La tegola caduta addosso alla società ha comportato una serie di conseguenze dal punto di vista occupazionale, col licenziamento di alcuni dipendenti, e per quanto riguarda gli appalti che Igeco si era aggiudicata: tra questi quello per la riqualificazione della darsena di San Cataldo, il cui contratto è stato rescisso dal Comune di Lecce.

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