Respinto il ricorso di Miccolis, il bando del rettore resta valido

Per il Tar è infondata la richiesta di annullamento dell'avviso pubblico per il nuovo direttore generale. Si valuta l'appello al Consiglio di Stato, mentre resta in piedi la causa per il reintegro e il risarcimento danni

LECCE – Il Tar ha respinto il ricorso con il quale Emilio Miccolis, ex direttore generale dell’Università del Salento, ha chiesto l’annullamento del bando di concorso per la scelta del suo successore. La decisione dei giudici amministrativi è un duro colpo anche per i sindacati che avevano suggerito al rettore, Domenico Laforgia, di bloccare la procedura di selezione.

Per i giudici – presidente del collegio Patrizia Moro, estensore Claudia Lattanzi, referendario Roberto Michele Palmieri – le dimissioni volontarie rassegnate da Miccolis il 24 ottobre sono di per sé causa di estinzione del rapporto di lavoro esistente con l’ateneo nel momento in cui la controparte ne è venuta a conoscenza.

E’ vero – scrivono i giudici nella sentenza breve – che le dimissioni sono state revocate dall’interessato, ma solo successivamente, quando cioè il rapporto di lavoro era già da considerarsi cessato.

Nell’intenso scambio di comunicazioni (telegrammi, raccomandate, conversazioni) intercorso tra Miccolis e il rettore, centralità assume la data del 30 ottobre. Quel giorno infatti, il magnifico firma il decreto di accettazione delle dimissioni. Secondo le ragioni esposte nel ricorso, l’emanazione di quel provvedimento  sarebbe avvenuta con ogni probabilità solo dopo che lo stesso Miccolis aveva comunicato personalmente a Laforgia la decisione di tornare sui propri passi e, per dar corpo a questa tesi, è stata anche depositata una dichiarazione sostitutiva di atto notorio.

Ma la mossa non ha sortito gli effetti sperati poiché, secondo la giurisprudenza del Consiglio di Stato “in sede processuale le dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà (a maggior ragione, se provenienti dalla stessa parte interessata) possono ritenersi munite, al più, di mero valore indiziario e, in mancanza di altri elementi gravi, precisi e concordanti, non sono idonee a fornire la prova piena dei fatti cui si riferiscono”. Miccolis ha inviato una raccomandata al rettore solo in data 10 novembre (ricevuta il 14). Il giorno stesso, peraltro, in cui lo stesso ex direttore generale ha ricevuto la comunicazione ufficiale dell’accettazione delle sue dimissioni.

In secondo luogo, il Tar ha respinto anche l’argomentazione per la quale le dimissioni sarebbero inefficaci perché non accompagnate dal parere del Senato accademico. I giudici ritengono, alla luce dell’articolo 59 dello statuto dell’Università del Salento che non sono di competenza dei senatori né gli atti precedenti né quelli successivi al conferimento dell’incarico, “e quindi quelli inerenti alle dimissioni”.

Alla luce di questi presupposti, Miccolis non avrebbe la legittimazione a chiedere l’annullamento del bando per la ricerca di un nuovo direttore generale. Il rettore incassa dunque un punto importante a suo favore, anche se è ancora aperta la partita sul fronte della magistratura del lavoro dove l’ex direttore ha chiesto il reintegro e un risarcimento del danno di circa 600mila euro. La prossima settimana dovrebbe essere resa nota la data dell'udienza.

L’avvocato Daniele Montinaro, che ha assistito Miccolis nel contenzioso, sta ora valutando la possibilità di rivolgersi al Consiglio di Stato: “Le violazioni di carattere amministrativo secondo il nostro giudizio restano palesi e il Tar ha fatto riferimento a una giurisprudenza assolutamente minoritaria. Per questo ritentiamo che il giudice del lavoro non potrà che evidenziare le violazioni perpetrate ai danni di Miccolis”. 

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