Prestiti usurari, a processo vertici e dipendenti di una società finanziaria

Sotto la lente l'Istituto popolare del Salento di Aradeo. In sei a giudizio. Contestati anche truffa e raccolta abusiva del risparmio

LECCE – Si aprirà il prossimo 3 maggio, davanti alla Seconda sezione penale del Tribunale di Lecce, in composizione collegiale, il processo a carico di sei fra dirigenti e dipendenti della società Ips (Istituto popolare del Salento), con sede ad Aradeo, accusati di una serie di reati, fra cui usura ed estorsione.

Il rinvio a giudizio è stato disposto dal giudice Michele Toriello, nel corso dell’udienza preliminare, per: Lorenzo Bianco, 70enne di Cutrofiano, presidente del collegio sindacale della società; Giuseppe Colazzo, 67enne residente a Lecce, sindaco effettivo della Ips; Anacleto Agostino Imperiale, 64enne di Neviano, dipendente; Roberto Giuri, 56enne di Neviano, dipendente; Massimo Minerba, 49enne di Aradeo (dipendente); Michele Orlando, 61enne di Galatina (sindaco effettivo della società). 

Fra gli indagati, peraltro al vertice della piramide, risultava inizialmente anche Carmine Minerba, di Aradeo, già amministratore, nel frattempo deceduto, ragion per cui nel suo la caso la posizione era stata stralciata, con rituale pronuncia di una sentenza di non luogo a procedere.

Le accuse

Secondo le accuse (le indagini furono condotte dal Nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce), in un arco temporale molto lungo, di circa un trentennio, fino al giugno del 2014, i sei imputati avrebbero partecipato a un’associazione per delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione, ma anche alla raccolta abusiva del risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito. Fra le imputazioni, anche truffa aggravata, falsità in registri e scrittura privata. L’istituto si sarebbe dovuto occupare della concessione di finanziamenti e prestiti. In diversi casi, sarebbero stati concessi prestiti di denaro o finanziamenti “occulti”, attraverso la presentazione di assegni postdatati portati allo sconto.

Scendendo in vari dettagli, Massimo Minerba, Roberto Giuri, Lorenzo Bianco e Michele Orlando, avrebbero concesso prestiti di natura usuraria a sette persone, con operazioni di finanziamento tramite lo sconto di assegni postdatati e lo sconto di effetti cambiari. Gli interessi avrebbero avuto percentuali comprese tra il 25,144 e il 405,555 per cento  annuo. Notevolmente superiori rispetto al tasso di soglia stabilito dalla legge.

Anacleto Agostino Imperiale, Lorenzo Bianco, Giuseppe Colazzo e Michele Orlando, avrebbero poi esercitato la raccolta abusiva del risparmio, acquisendo fondi sia dai soci dell’istituto, sia da esterni, contravvenendo anche alla clausola statutaria. Secondo questa, infatti, la raccolta si sarebbe potuta effettuare solo verso soci che detenevano una quota del capitale sociale, pari ad almeno il 2 per cento dell’ammontare del capitale nominale approvato nell’ultimo bilancio.

Sempre Imperiale, Bianco, Colazzo e Orlando, avrebbero poi raggirato cinque persone, facendolo loro sottoscrivere il documento di “Richiesta di finanziamento societario”. Le vittime ritenevano che le somme accreditate sui libretti,  accesi e rinnovati presso la filiale di Neviano, fossero di deposito a risparmio. In questo modo, i quattro sarebbero riusciti a disporre delle somme depositate, una parte delle quali sarebbero state utilizzate anche per esercitare l’usura.

La posizione dei sindaci

Per quanto riguarda Bianco, presidente del collegio sindacale dell'Ips di Aradeo, così come degli altri due componenti, Colazzo e Orlando, il coinvolgimento nella vicenda parrebbe legato in particolare alle loro funzioni di vigilanza sulla corretta raccolta del risparmio. Il loro nome, fra l'altro, non compare nelle denunce sporte dalle persone che si sono costituite parte civile. Le ulteriori imputazioni, secondo quanto rilevano i loro difensori, riguarderebbero quindi un concorso formale nell'intera vicenda.

Sono nove le parti civili, costituitesi al processo con gli avvocati Gaetano Carrieri, Alessandro Greco, Sara Rosaria Tundo, Salvatore Corrado, Luigi Fiorentino e Laura Pisanello. Gli imputati, invece, sono difesi dagli avvocati Antonio Macrì, Giancarlo Raco, Luigi Greco, Pasquale Corleto, Giuseppe Corleto e Andrea Starace. 

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